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Notizia del 15/04/2003

Nuove terapie contro il melanoma maligno

Il melanoma maligno è ancora uno dei tumori che presenta maggiori difficoltà in termini di trattamento.

La terapia classica consiste nel trattamento mediante immunoterapia e chemioterapia, ma entrambi questi approcci risultano insoddisfacenti sia per il loro valore sia per la prognosi della malattia.

Melanoma maligno Recentemente si è studiato un approccio alternativo al melanoma maligno basato sull'analisi retrospettiva e prospettiva randomizzata di pazienti trattati con eparina. In particolare, è stata utilizzata eparina a basso peso molecolare detta anche LMWH perché in passato si è rivelata efficace per la prognosi di diversi tumori umani maligni.

E' stata scelta l'eparina, che è un potente anticoagulante, perché la crescita del melanoma e' fortemente legata al meccanismo di coagulazione del sangue e perché in svariati modelli animali sperimentali la crescita del melanoma si è dimostrata altamente ridotta in presenza di glicosamminoglicani simili all'eparina.

Il melanoma, infatti, è uno dei tumori umani (come il carcinoma polmonare a piccole cellule) che si sviluppano soprattutto nell'adulto e che per crescere attivano la coagulazione del sangue.

L'eparina regola la crescita del melanoma sia inibendone l'angiogenesi (cioè riducendo la vascolarizzazione indispensabile per il nutrimento e quindi la crescita delle cellule tumorali), sia bloccando la coagulazione del sangue che crea un ambiente favorevole alla crescita del tumore.

Nel 1994, il professor Micksche enfatizzò le potenzialità di un trattamento con eparina basandosi soltanto sui dati allora disponibili nel tentativo di mostrare la necessità di proseguire gli studi valutando l'effetto di questa sostanza sui malati.

Incominciò così uno studio pilota sul ruolo dell'eparina nel trattamento del melanoma maligno.

Sezione istologica di un melanoma Il trial clinico, iniziato appunto nel 1994, è stato effettuato su 27 pazienti con diagnosi istologica di melanoma maligno che non mostrassero una particolare ipersensibilità all'eparina, privi di metastasi nel sistema nervoso centrale, di disordini nel sanguinamento, di ulcera peptica, di ipertensione e di retinopatia diabetica.

I pazienti erano suddivisi in tre sottogruppi ricavati dallo stadio di malignità a cui presentavano il tumore. 5 pazienti presentavano un tumore in stadio già avanzato ma ancora localizzato (detto stadio IIb), 14 pazienti presentavano metastasi ai linfonodi adiacenti al tumore (detto stadio III) e 8 pazienti invece avevano metastasi distribuite in tutto l'organismo (detto stadio IV).

Inoltre, per varie ragioni mediche, 18 dei 27 pazienti non erano in parallelo sottoposti né a chemioterapia né a immunoterapia, e quindi la somministrazione di eparina costituiva il loro unico trattamento.

Per gli altri 9 pazienti, invece, il trattamento con eparina è stato accompagnato da un ciclo di 6 mesi di chemioterapia ottenuta con tamoxifene, dacarbazina, cisplatino e carmustina.

L'eparina è stata somministrata a tutti i pazienti una sola volta al giorno con una dose subcutanea di 20mg (una dose relativamente bassa in modo da minimizzare la tossicità) e per un periodo compreso tra i 6 mesi ed i 48 mesi a seconda dello stadio tumorale in cui si trovava il paziente a inizio della cura.

Ad eccezione di una lieve irritazione della pelle nel luogo dell'iniezione, l'eparina si è dimostrata decisamente ben tollerata.

I risultati del trattamento con eparina sono, per ora, stati monitorati e analizzati sino al 2002.

In questo periodo (durato 8 anni) tutti i pazienti che avevano un melanoma allo stadio IIb, al momento dell'inizio della cura, sono guariti e nessuno ha mai mostrato segni di una ricaduta nel tumore.

Dei pazienti con melanoma al III° stadio, 7 pazienti sono da considerarsi guariti e non hanno mostrato segni di recidiva, mentre gli altri 7 hanno avuto una ricaduta dopo circa cinque anni dalla fine del trattamento con l'eparina.

La sopravvivenza dei pazienti che avevano iniziato il trattamento con eparina con un melanoma al IV° stadio (che senza trattamento è compresa tra i 3 e i 9 mesi soltanto), si è allungata con una media di 16 mesi. Un paziente è deceduto dopo soli 4 mesi dalla fine del trattamento, un altro è sopravvissuto per ben 52 mesi ed un paziente, infine, è ancora vivo dopo 8 anni dalla fine del trattamento.

Come unico effetto collaterale a distanza, l'eparina ha mostrato di aumentare lo sviluppo di trombosi e/o di embolia polmonare con un'incidenza del 13.6%.

Melanoma maligno Questo studio suggerisce, quindi, che il trattamento cronico con LMWH è possibile in quanto non reca effetti tossici o dannosi per l'organismo e migliora drasticamente la prognosi del melanoma.

I risultati ottenuti sono notevoli, soprattutto se li si considera in relazione ai minimi effetti collaterali che il trattamento provoca, alle piccole dosi a cui il farmaco è stato utilizzato ed anche al fatto che in 18 pazienti il trattamento non fosse combinato a nessun altra terapia antitumorale.

Un nuovo trial studiato in modo da valutare la relazione che esiste tra la dose dell'eparina e l'effetto che si osserva nel paziente, nonché i benefici che può avere l'uso del farmaco da solo o combinato alle varie terapie risponderà ai quesiti sollevati da questa prima sperimentazione e speriamo confermi l'eparina nel trattamento del melanoma maligno.

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