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Notizia del 19/09/2005

I virus per attaccare i tumori: un passaggio dai globuli bianchi

L'idea non è nuovissima: usare virus "addomesticati" per guarire alcune malattie, solo che la strada non è affatto in discesa. Scendendo nei dettagli, i retrovirus hanno la capacità di inserirsi in una cellula e mescolare il loro codice genetico con quello dell'ospite. Normalmente questo sistema ci procura malattie, ma può essere anche usato per scopi terapeutici, facendo portare al virus uno o più geni capaci di sistemare particolari situazioni patologiche.

L'uso a cui si pensa più frequentemente è quello contro alcune malattie genetiche, dove i virus potrebbero essere usati per portare geni "buoni" e rimpiazzare quelli cattivi. Ma anche la lotta contro il cancro può avvantaggiarsi di questa tecnica: un particolare gene ben piazzato nelle cellule tumorali porterebbe alla loro morte.

Però i virus, anche quelli più benintenzionati, vengono sempre riconosciuti ed attaccati dal sistema immunitario, che in fondo fa il suo lavoro lottando contro i microrganismo. Così non arrivano a svolgere il loro lavoro.

Un sistema originale l'hanno ora sviluppato i ricercatori della Clinica Mayo, che pubblicano i loro risultati sulla rivista Nature Medicine: hanno creato delle particelle di retrovirus capaci di "chiedere un passaggio" ad un particolare tipo di linfociti T, quelli che cercano di attaccare le cellule cancerose.

I virus creati dagli scienziati americani non entrano nei linfociti, ma si limitano ad andare a rimorchio fino a che non si trovano davanti alla cellula tumorale. A questo punto entrano nella cellula e piazzano il loro codice genetico, come una bomba ad orologeria.

Il bello è che in tutto il tragitto sono gli stessi linfociti T a tenere i virus nascosti al sistema immunitario, evitando quindi la loro distruzione.

Per ora questo approccio è stato tentato nei topi, con risultati promettenti. Ci vorranno studi più complessi prima di provarci con l'uomo.

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