Dossier

Piero Fogliati Poeta della luce

Trio di ditteri e Dittero solitario - 1995

Fogliati ha sempre desiderato costruire “macchine” dall’esito imprevedibile. In particolare alcune sue opere hanno preso spunto dai “meccanismi” naturali dalla vita umana ed animale. Per l’artista le cosiddette “macchine dell’arte” non hanno, giustamente, nessuna funzione meccanica d’uso, ma vivono di vita propria, ricreando un semplice gesto, un movimento che supera i limiti della mera imitazione.

Mostra Fogliati Trio Ditteri

Con il Trio di Ditteri e con il Dittero Solitario Fogliati prende spunto dal mondo degli insetti, meccanizzando, con sorprendente leggerezza, i loro tipici movimenti. Da un corpo centrale, nel quale vi è tutto il meccanismo di azionamento del movimento, fuoriescono dei tondini di acciaio. Sono semplicemente le “chele” dell’insetto, messe in movimento da un eccentrico posto nel corpo centrale. Tale movimento porta, per effetto del fenomeno della risonanza meccanica, ad un’oscillazione delle chele che “sbatacchiano” al suolo provocando un rumore che potrebbe ricordare quello di alcuni insetti. Lo spettatore può intervenire regolando la velocità dell’oscillazione e il movimento darà la sensazione di vedere i Ditteri animarsi di vita autonoma.

Il Dittero Solitario è di dimensioni maggiori ed è governato dallo stesso principio di risonanza meccanica. Si differenzia dal trio per il fatto che sul punto di contatto delle chele col pavimento Fogliati ha messo dei piani tondi di acciaio in modo che il rumore assuma una caratteristica più marcata e, per così dire, metallica.

Questi lavori sottolineano un’aspetto ludico dell’opera di Piero Fogliati sempre, più o meno marcatamente, presente. Anche la volontà di animare complessi meccanici e di richiedere la partecipazione dello spettatore nella determinazione dell’evento è una peculiarità tipica di tutta la sua pluridecennale attività artistica.

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