Dossier

Chimica da Nobel a Torino

«Torino, passion for chemistry lives here!»

Dal Giappone al Sudafrica, dall’Italia al Canada, da Taiwan alla Russia, i chimici concordano nel ritenere che la percezione pubblica del loro ruolo sia piuttosto scarsa, quando non negativa, e ritengono che occorra partire dalle scuole per invertire la tendenza. Queste, in estrema sintesi, le valutazioni della decima sessione del 41° congresso IUPAC.

studente chimica La sessione, dedicata ai «Progressi nell’insegnamento della chimica», ha affrontato vari aspetti legati all’educazione e alla divulgazione della disciplina: dall’innovazione dei programmi scolastici (come la riorganizzazione dei corsi di laurea a Torino, con il conseguente ampliamento dell’offerta di diplomi magistrali) fino allo sviluppo di nuove metodologie didattiche (tra le esperienze più interessanti quella di Science Across the Word, SAW, che ha diffuso materiale didattico su 13 questioni cruciali della scienza in oltre 4.800 scuole di 130 Paesi differenti, riunite in una rete globale).

Al congresso sono state analizzate anche le ragioni del crescente disinteresse per la scienza (e per la chimica in particolare), che hanno portato a un preoccupante calo di iscrizioni alle Facoltà scientifiche in tutti i Paesi occidentali. In un simile contesto, il caso di Torino ha destato inevitabile interesse e stupore: dal 2004 a oggi la Facoltà di chimica dell’Università locale ha registrato un vero e proprio boom di iscrizioni. Tre anni fa la Facoltà contava 98 nuovi iscritti; nel 2005 ben 148 e nel 2006 altri 143. Un segnale importante per una città che ha fatto e fa della ricerca chimica una punta di diamante della propria tradizione scientifica. Da Amedeo Avogadro a Primo Levi, passando per Ascanio Sobrero fino al congresso mondiale della IUPAC al Lingotto, il capoluogo piemontese conferma la propria vocazione per la ricerca e l’innovazione.

centro restauro Venaria Reale Ma a cosa si deve la macroscopica inversione di rotta? La massiccia campagna di promozione messa in campo dall’Ateneo torinese durante gli anni bui delle iscrizioni ha sicuramente avuto un ruolo importante, ma determinante è stato soprattutto lo sviluppo del mercato del lavoro. I chimici oggi sono molto richiesti e i neo-laureati trovano occupazione piuttosto in fretta: oltre la metà trova lavoro entro un anno dalla laurea e molti addirittura prima ancora di prendere il diploma. I settori di impiego spaziano dall’agroalimentare alle piccole aziende di cosmetica, dalle applicazioni industriali delle nanotecnologie ai laboratori di analisi (es. chimica forense e dello sport). In particolare in Piemonte, che da sempre è privo di un’industria chimica tradizionale, gli ambiti di inserimento lavorativo sono quelli agroalimentare, delle nanotecnologie, della diagnostica medica e dei beni culturali. Il «Centro per la conservazione e per il restauro» della Venaria Reale, inaugurato nel 2005 e citato come esempio dell’attuale eccellenza nel settore chimico dal rettore Ezio Pelizzetti, è il terzo polo nazionale per il restauro dopo Roma e Firenze. Si estende su oltre 8.000 mq, dove trovano spazio 15 aule didattiche (per l’annesso Corso di laurea quinquennale), 8 laboratori di restauro e 5 gabinetti scientifici, capaci di garantire una formazione professionale di altissimo livello.

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