Dossier

A momentary Iapse of science: l'immaginario scientifico e l'arte dei Pink Floyd

Syd, il pifferaio alle porte dell'alba

Panorama di TitanoFloating down the sound resounds

Around the icy waters underground

Jupiter and Saturn, Oberon, Miranda and Titania

Neptune, Titan, Stars can frighten...

(Da Astronomy Domine - Album: The Piper at the Gates of Dawn, 1967)

Il primo viaggio nello spazio dei Pink Floyd coincide con il primo "viaggio" di Syd Barrett. Astronomy Domine apre il loro primo album, The Piper at the Gate of Dawn, e, scrive Christian Diemoz, non è altro che il risultato dell'iniziazione di Barrett all'LSD: "A Syd, del tutto nuovo a questa sostanza, bastarono pochi secondi per trovarsi proiettato in un'esperienza senza precedenti, che lo vide avventarsi su due frutti, immediatamente eletti al ruolo dei pianeti Venere e Giove, con lui idealmente sospeso nello spazio a studiarli attentamente. L'avventura finì soltanto dodici ore dopo, quando uno dei partecipanti al party sconvolse quella galassia immaginaria, sottraendogli uno dei frutti per mangiarlo".

Syd Barrett 2 Il sole non era ancora sorto sul mondo dei Floyd, e il "Pifferaio alle Porte dell'Alba" riversava nelle allucinazioni la sua passione per gli atlanti astronomici, che gli mostravano quegli spazi sconfinati nei quali forse sognava di perdersi, prima che fosse troppo tardi. Non ce la farà, Syd. Il "Diamante Pazzo" si perderà davvero, nel lato oscuro della sua luna. Spesso non si presentava sul palco durante le tournée, altre volte rispondeva alle domande dei giornalisti sfoderando il miglior repertorio dei suoi sguardi catatonici e silenzi inquietanti. Un giorno, racconta Nicholas Schaffner, "i suoi esasperati colleghi decisero di salire sul palco senza di lui. Ciò a quanto pare indusse Barrett a prendere misure drastiche: d'impulso sbriciolò il contenuto di un flacone delle sue amate tavolette di Mandrax (un potente barbiturico [...]) per poi versarselo in testa assieme a un tubetto intero di brillantina. Syd raggiunse poi il gruppo sul palco, dove il calore dei riflettori ridusse rapidamente il suo trattamento di bellezza a un atroce miscuglio. L'immemore stella dei Pink Floyd rimase così - secondo l'attonito tecnico delle luci - 'come una candela gocciolante'. Difficile affermare che gli altri Floyd non sbagliarono una nota, anche perché l'unica emanata per quella sera dalla chitarra di Syd fu un Do mediano ripetuto all'infinito".

David Gilmour giovane 3 Ma Syd Barrett lascerà la scena solo fisicamente, sostituito dall'amico Dave Gilmour che, ben prima che nascessero i Pink Floyd, gli aveva insegnato a suonare la chitarra. In realtà anche molti anni dopo, quando ormai irriconoscibile vivrà perso nel suo mondo a curare i fiori, guardare la TV, leggere di tutto (da Shakespeare alla matematica), ascoltando solo jazz e classica e senza più toccare una chitarra, Barrett sarebbe stato sempre presente nei loro rimorsi, nei loro testi, nelle immagini sugli schermi circolari dei concerti, nelle musiche. Il marchio "spaziale" e surreale delle prime fiabe di Piper sarebbe rimasto impresso ai Pink Floyd per sempre.

Nick Mason Il batterista del gruppo, Nick Mason, non ha dubbi sull'influenza che la fantascienza e il mito del "futuro" ebbero su di loro negli anni sessanta, pur non considerandoli tra le loro motivazioni più dirette: "è interessante il modo in cui un gruppo finisce per cucirsi addosso una reputazione che non ha in effetti nulla a che vedere con quello che davvero è. C'era, come no, un interesse per la fantascienza. Soprattutto negli anni '60, ne leggevamo tutti come matti: Robert Heinlein, e 'Dune', e Ray Bradbury. C'era molto interesse in quel che il futuro avrebbe potuto portare".

Richard Wright Intervistato sul finire degli anni sessanta, quando il gruppo era impegnato nella colonna sonora del film More di Barbet Schroeder, il tastierista Rick Wright confermava: "I film sembrano essere la risposta per noi al momento. Sarebbe bello fare un film di fantascienza - la nostra musica pare avere quell'orientamento". In effetti il gruppo si era già cimentato con un paio di soundtracks (il documentario Tonite let's all make love in London, e The Commettee di Peter Sykes, mai andato in sala) e avrebbero collaborato ancora con Schroeder nel 1972 con l'ottimo Obscured by Clouds, colonna sonora di La Vallee.

roger waters Ma è più degna di nota per noi l'osservazione di Roger Waters, citata da Diemoz, secondo il quale all'epoca di accettare la scrittura di More, nel bassista "era ancora vivo il pentimento per non aver contattato Stanley Kubrick al fine di consentire ai Floyd di musicare 2001: Odissea nello spazio". Col senno di poi, possiamo immaginare che vedere gli astronauti o la stele nera del capolavoro di Kubrik librarsi nel vuoto sulle note spettrali della chitarra di Gilmour e dell'organo di Wright ci avrebbe impressionato ancora di più di quanto riesca a fare il meno spettrale walzer di Strauss! Ma, d'altra parte, forse è stato meglio così: con un film come quello, l'identificazione dell'opera dei Pink Floyd con la musica "dello spazio" sarebbe stata totale e difficile da scrostare dall'immaginario collettivo.

Saturno e alcuni suoi satelliti, collage di immagini riprese dal Voyager 1 (1980) Comunque stiano le cose, non c'è bisogno di conoscere il titolo di Astronomy Domine (a proposito, ma che vuol dire!?) né tantomeno riuscire a distinguere i nomi di pianeti e satelliti dalla voce storpiata di Barrett, "Jupiter and Saturne, Oberon, Miranda, ... " (ciò vale soprattutto per noi non madrelingua) per riconoscere i luoghi in cui Barrett ci sta accompagnando: è il nostro immaginario scientifico a dirci che siamo nello spazio. Merito dell'alfabeto Morse in apertura, o di qualche film che la memoria non riesce a localizzare, o di chissà quale immagine della nostra mente, ma è innegabile il potere suggestionante di un titolo come Astronomy Domine anche in quegli ascoltatori nati e cresciuti lontano dagli anni sessanta, che hanno conosciuto direttamente i Floyd di The Dark Side of the Moon o The Wall. O forse potrebbe accadere anche un fenomeno inverso: proprio i Floyd di Dark Side potrebbero influenzare le generazioni degli anni ottanta e novanta a ritrovare nei pezzi dell'era psichedelica la vena fantascientifica e astrale.

I Pink Floyd coi capelli grigi degli anni novanta non avrebbero dimenticato Astronomy Domine e lo avrebbero riproposto nei concerti raccolti nella compilation Pulse del 1995, rifinendolo con quel maniacale perfezionismo del suono, maturato in oltre trent'anni di esperienza e che non sembra trovare eguali nel panorama della musica rock. Questa perfezione forse non piacerebbe a Syd, ma ne esalta e rivaluta appieno il genio creativo.

Ci sono almeno altri quattro brani dei primi Pink Floyd che in qualche modo contengono elementi spaziali o fantascientifici: la tipica filastrocca barrettiana The Gnome (da Piper), e tre pezzi di Waters: Let there Be More Light,Set the Controls for the Heart of the Sun (dal loro secondo album, A Saucerful of Secrets) e Cirrus Minor da More.

frodoThe Gnome è un'autentica chicca per gli amanti del "fantasy", anche ai nostri giorni: "Grimble Gromble" scaturito dalla fantasia allucinata di Syd è infatti preso direttamente dalle terre degli Hobbit di J. R. R. Tolkien. Secondo Christian Diemoz, Il Signore degli Anelli divenne, nell'Inghilterra degli anni sessanta, "sorta di bibbia della tribù lisergica e per la 'mente' dei Floyd, chiamare lo gnomo Frodo [...] alla corte dei numerosi e stravaganti personaggi delle sue canzoni fu questione di istanti". Altri elementi che riportano al capolavoro di Tolkien sono la "big adventure" dello gnomo, la sua "scarlet tunic" col copricapo verde e blu.

concerto 3Let there be More Light si rifà invece a uno dei più classici temi della fantascienza: un incontro ravvicinato con una nave aliena. Roger Waters conclude il pezzo con un'immagine che sembra presa direttamente da un cartone animato giapponese: "Summoning his cosmic power, and glowing slightly from his toes, his psychic emanations flowed". C'è ancora un'astronave nel testo di Set the Controls for the Heart of the Sun. Ma stavolta non si tratta di alieni: da un intervista di Waters apprendiamo che c'è un comandante che, sorvolando paesaggi rurali (Roger era molto ispirato in quegli anni dalla campagna inglese), decide improvvisamente di far "Rotta verso il Cuore del Sole".

la superficie del Sole nei dintorni di una macchia solare (NSO, Sacramento Peak) Anche qui, come per Astronomy Domine e tanti altri pezzi dei Pink Floyd, il testo ha un'importanza relativa soprattutto per chi non parla inglese correntemente. A creare un alone di mistero attorno a questo pezzo è infatti soprattutto la melodia ipnotica e vagamente orientaleggiante, anche perché le parole di Set the Controls for the Heart of the Sun sono appena sussurrate nel microfono. Cirrus Minor è un pezzo molto noir, con tombe, chiese e una bellissima immagine finale, presagio di future atmosfere ... lunari: "On a trip to cirrus minor, saw a crater in the Sun, a thousand miles of moonlight later".

Apollo 11 Erano sostanzialmente ancora questi i pezzi "spaziali" del gruppo quando, nel 1969, prima che l'astronauta Micheal Collins e i Pink Floyd scoprissero il lato oscuro della Luna, la missione Apollo 11 della NASA venne raccontata con il sottofondo delle loro musiche. Ma l'era dello "space rock" stava per finire, almeno per i Pink Floyd: le metafore astronomiche di The Dark Side of the Moon di lì a pochi anni avrebbero nascosto verità ben più amare dello sconfinato mistero del cielo e, sia pure con intramontabili appigli all'immaginario scientifico dell'ascoltatore, sarebbero state solo un pretesto per raccontare qualcosa di più vicino al mondo reale: la vita e l'alienazione dell'uomo.

Suggerimenti