Dossier

A momentary Iapse of science: l'immaginario scientifico e l'arte dei Pink Floyd

Speak to me

urloI've always been mad

I know I've been mad

like the most of us

(Da Speak to me - Album: The Dark Side of the Moon,1973)

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Un battito cardiaco, risatine isteriche, un parlato con frasi un po' deliranti, ticchettii di orologi e carrelli di registratori di cassa, un rumore (come un elicottero) che cresce insieme alle risate fino a diventare assordante. Poi esplode l'urlo delle coriste portandosi via tutti i rumori e lasciando spazio alla calma e alla perfezione. Sono i primi, immortali accordi di Breathe: semplici, spettrali, lunari.

Il celeberrimo attacco di The Dark Side of the Moon è una di quelle cose tipicamente "floydiana". Ma Breathe non è il primo pezzo dell'album: tutto l'incipit descritto sopra costituisce un pezzo a sé, composto da Nick Mason raccogliendo e mixando rumori, effetti di studio e frasi prese da passanti più o meno casuali. Le frasi (tra quelle poi scartate ce n'era una di un tale Paul Mc Cartney che passava dagli Abbey Road Studios...) e i rumori verranno disseminati in vari altri brani dell'album. Il titolo di questo brevissimo pezzo è semplicemente Speak to Me.

Senza ambire all'inimitabile tocco floydiano, ci siamo permessi di imitare Speak to me, raccogliento alcune impressioni sui Pink Floyd, l'immaginario scientifico e qualsiasi altra cosa legata alle riflessioni che essi suscitano.

Per aggiungere il tuo commento scrivi all'autore e quelli più interessanti o bizzarri saranno aggiunti a questa sezione (sono graditi anche pareri discordanti con quanto espresso nel dossier). Si ringrazia per la collaborazione chiunque voglia dire la sua. Un ringraziamento particolare va a Stefano Sandrelli di www.torinoscienza.it per aver lanciato l'idea di questo dossier e a Yurij Castelfranchi, per aver sintetizzato nelle seguenti 6 righe l'intero spirito con cui è stato concepito il dossier.

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Il fatto che i Pink Floyd non sapessero granché di scienza [...] dimostra come la scienza penetra nell'immaginario e nella cultura non solo per i concetti e i dati e i metodi, che in pochi conoscono, ma come modi di pensare, metafore usate, senso di valicare il limite, di trovare il nuovo, il mai visto (dark side), parole dal suono esoterico o immagini semplicemente belle. Pensiamo e creiamo in maniera diversa, grazie alla scienza, anche quando la scienza non la conosciamo direttamente. (Yurij Castelfranchi, fisico e giornalista scientifico)

Secondo me i PF cantano "The Dark Side of the Moon", e tu con loro ti ci immergi, mentre la scienza vuole portare alla luce tutto, per la curiosità di scoprire, per dare a tutto una forma, una legge. Forse, per rassicurarsi rispetto a quel 'dark side' che la ragione non potrà mai raggiungere fino in fondo. La scienza non sopporta il lato oscuro delle cose, ma vuole illuminarlo con gli strumenti della ragione, e in qualche modo eliminarlo. La musica dei Pink Floyd invece ama questo tipo di oscurità e non vuole eliminarla. (Federica Pozzi, fisica)

Sono stati di certo pionieri e innovatori e hanno a loro volta influenzato il 'progressive' nello sfruttamento delle potenzialità comunicative di media che alla musica associno anche altre percezioni. (Marco Crespi, fisico e comunicatore scientifico)

Trovo che puntare su un titolo come "The Dark Side of the Moon" sia un modo per evocare un luogo della mente, un ambiente 'oscuro' dove si nascondono nell'ombra cose e sensazioni sconosciute. Un contenitore della nostra ignoranza, insomma, che con questa immagine acquista un aspetto (in)visibile e uno spessore quasi misurabile. Della scienza evoca lo sforzo conoscitivo (che è anche tecnologico: per vedere la faccia nascosta della luna bisogna girarci intorno, e ci serve un'astronave), il tentativo di raggiungere con un percorso controllato un obiettivo ben definito - per essere, magari, pronti a stupirci una volta arrivati 'là'. (Stefano Giovanardi, astronomo e comunicatore scientifico)

L'idea di mettere in relazione musica e scienza la trovo interessante. Se la musica leggera riflette modi di sentire comuni e in qualche modo è il prodotto della società, allora è quanto mai significativo che la scienza sia ignorata dai musicisti. La scienza fornisce spunti, idee, terminologie, varie forme di ispirazione alla musica che prende questi "suggerimenti" e li inserisce in un contesto completamente diverso. Tuttavia si possono cogliere punti in comune. Se la storia della scienza è caratterizzata dalla messa in discussione di teorie considerate sacre e inviolabili, la musica (e non solo leggera) ha accompagnato, divenendone spesso il simbolo, movimenti reazionari o di protesta verso l'ordine costituito. Il punto comune potrebbe essere la libertà alla base della ricerca di nuovi modi di pensare il mondo. (Daniele Colosi, fisico teorico)

E morto Syd Barrett, il 7 luglio 2006. Anche se le sue canzoni non trattavano direttamente di scienze, la passione per la fantascienza, l'immaginazione delirante, i testi poetici e soprattutto le musiche "da poema", hanno fatto sì che questo aspetto prendesse sempre più piede nell'immaginario collettivo. Perché sono musiche, quelle dei Pink Floyd, che toccano direttamente la nostra anima, o forse il nostro inconscio, riuscendo a suggestionarci come pochi hanno mai saputo fare. Come in "The Dark Side of the Moon": allegoria della pazzia, della parte malata che secondo loro risiede in ognuno di noi, ma che allo stesso tempo suscita il desiderio di conoscere ciò che è nascosto, non solo dentro di noi, ma anche nell'universo. Le scienze sono spesso viste come una cosa estranea e inaccessibile dalla maggior parte delle persone. Negli ultimi tempi, per effetto della globalizzazione e di una presa di coscienza forte dei problemi della società, rimangono sempre meno un argomento di élite. I Pink Floyd sono riusciti a dare, forse involontariamente, il primo grande impulso al processo di globalizzazione scientifica. Mi domando cosa avrebbe composto Barrett senza le droghe fino ai nostri giorni. Penso che sarebbe stato meno triste e meno sofferente, forse. Desidero salutarlo con una citazione e lasciarlo solo, come ha voluto stare per il resto della sua vita. (Antonino Natale, biologo)

"Vagando e sognando le parole avevano diversi significati, sì, ne avevano" (da "Matilda Mother", album "The Piper at the Gates of Dawn")

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