Dossier

Colture tipiche piemontesi, risorse genetiche da mantenere

Riso

Nel 2006 la produzione mondiale di riso è ammontata a 636 milioni di tonnellate, di cui il 90% in Asia e il restante 10% suddiviso tra America del Sud, Africa, America del Nord e America centrale, ed in ultimo, con un solo 1%, in Europa ed in Oceania. L’Italia ha una produzione annua di riso greggio che oscilla intorno agli 1,5 milioni di tonnellate: visto che non può competere sulla quantità, ha scelto di puntare sulla valorizzazione delle sue varietà tipiche, coniugando l’attività di tutela con il recupero delle tradizioni gastronomiche e culturali.

L’introduzione della coltivazione del riso in Italia è avvenuta presumibilmente nelle zone meridionali, ad opera degli Arabi e degli Spagnoli. Dal 1440 in avanti la coltivazione si è estesa massicciamente nella Pianura Padana, ricca di acqua. Curiosamente, pare che le prime colture fossero opera di pastori: a primavera, lo seminavano negli acquitrini che attraversavano per andare in montagna con le mandrie, in autunno lo raccoglievano, durante il ritorno in pianura. Nel corso del tempo la coltivazione si è localizzata nella Pianura Padana centro-occidentale, nella riva sinistra del Po, che presenta quelle caratteristiche di terreno e di clima favorevoli alla coltura, anche se la latitudine nord, rispetto agli areali mondiali, è già piuttosto elevata.

Pannocche di riso carnaroli Nei secoli i coltivatori hanno selezionato le varietà più adatte all’ambiente, tutte appartenenti alla subspecie Orhyza sativa japonica. Alcune sono diventate storiche varietà di riso italiano, come Sant’Andrea, Loto, Gladio, Carnaroli, Balilla, Baldo e Arborio, che potranno fregiarsi dell’indicazione Dop “Riso di Baraggia Biellese e Vercellese”. Tale denominazione designerà con esclusività il prodotto risiero ottenuto in zone determinate – l’area situata nel nord-est del Piemonte e comprendente 28 comuni delle province di Biella e di Vercelli – e dovrà attenersi ad un disciplinare di produzione, che prevede la rispondenza a requisiti obbligatori. Tra i parametri di riconoscimento dei chicchi, ci sono ad esempio il colore del pericarpo, la lunghezza e la larghezza, la forma, il dente, la perla o striscia, cioè quell’area circoscritta del granello, omogeneamente opaca, caratteristica della varietà. Altre indicazioni d'ordine biometrico e caratteristiche fisico-chimiche, che identificano e definiscono le specifiche varietà di riso, riguardano poi la consistenza, la collosità (parametro qualitativo che dipende dall’amido che i chicchi cedono durante la cottura), la cristallinità ed il peso specifico.

Per la ricerca scientifica sulle varietà di riso sono molti i fronti su cui si sta lavorando. E’ attivo il progetto Genoryza la cui attività è mirata allo studio di strategie innovative per la caratterizzazione delle cultivar, con l’obiettivo di definire le correlazioni esistenti tra i fenotipi delle piante in campo ed i relativi marcatori genomici, che vengono sviluppati in laboratorio.

Un altro importante progetto iniziato nel 2007, VALORYZA, ha come obiettivo generale ”il miglioramento della qualità del riso in termini di valore nutrizionale e sicurezza alimentare, associato allo sviluppo di varietà non solo più competitive ma adeguate ad una miglior gestione della coltura nei confronti dell’ambiente”*, che potrà dare un contributo concreto alla valorizzazione delle varietà tipiche.

Per contrastare le sempre più difficili condizioni climatiche e ambientali è inoltre in corso una ricerca focalizzata sulle varietà che potranno offrire migliori produzioni perché in grado di effettuare una fotosintesi più efficiente.

Per approfondimenti

*Progetto Valoryza http://sito.entecra.it/portale/public/documenti/valobis.pdf

Produzioni tipiche vercellesi

http://www.provincia.vercelli.it/organiz/socioec/agriterr.htm

Suggerimenti