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Il carrello dimagrisce, l'italiano ingrassa

Maria Antonia Fusco: ricorso al bisturi solo per i grandi obesi

bisturi Bisturi aiutami tu. Cresce il numero dei grandi obesi che, per motivi di salute ma anche per vincere un disagio psicologico, si sottopongono a intervento chirurgico per veder scendere drasticamente, una volta per tutte, l’ago della bilancia. Ma che cosa è la chirurgia dell’obesità e a chi si rivolge? Risponde Maria Antonia Fusco, primario emerito di Dietologia e nutrizione dell’azienda ospedaliera «S. Camillo- Forlanini» di Roma: «Per chirurgia dell’obesità o chirurgia bariatrica (dal greco “baròs”, peso) s’intende una tecnica chirurgica che si effettua per lo più per via laparoscopica (cioè attraverso tecniche che non prevedono l’incisione estesa dell’addome) e riduce la capienza dello stomaco (tecnica restrittiva) oppure riduce l’assorbimento dei nutrienti (tecnica malassorbitiva), al fine di indurre una consistente e duratura perdita di peso».

Quali sono i candidati ideali per questa metodica?

I soggetti candidati sono i grandi obesi con indice di massa corporea superiore a 40 (ad esempio un uomo alto 165 cm che pesa più di 108 kg, oppure uno alto 180 cm con peso superiore a 130 kg), che hanno effettuato reiterati e inutili tentativi dietetici, oppure soggetti con peso un po’ inferiore (Bmi 35), che presentano però comorbilità come diabete scompensato o elevato rischio cardiovascolare.

Qual è l’identikit dell’italiano che oggi si rivolge alla chirurgia dell’obesità?

Nell’80% dei casi è una donna, intorno alla quarantina, spesso con problemi di depressione legati al lungo passato di obesa e perennemente in lotta con il peso; è di ceto sociale medio basso, con titolo di studio non elevato. I pazienti maschi, invece, hanno più o meno 50 anni e grandi difficoltà nel lavoro; sono tendenzialmente depressi, reduci da numerose diete, spesso affetti da problemi metabolici; hanno un titolo di studio medio alto. Ovviamente ci sono poi casi particolari, come soggetti giovani e disperati a causa di obesità gravissime.

Qual è la motivazione che spinge i pazienti a ricorrere alla chirurgia bariatrica?

Essenzialmente ragioni di salute fisica, ma anche psichica. Il disagio psicologico nei grandi obesi è davvero molto profondo, incide in ogni ambito della loro vita. Spesso è un disagio ancora più forte di quello fisico. Di solito, comunque, decidono di ricorrere alla chirurgia solo dopo lunghi e travagliati percorsi di dietoterapia, e spesso su consiglio dei medici curanti. I pazienti, in genere, temono le operazioni e quindi non richiedono spontaneamente, come prima soluzione, la via chirurgica.

Quanti interventi di chirurgia dell’obesità si eseguono in Italia?

Dal 1996 al 2005 gli interventi documentati nel nostro Paese sono stati 11.923. È stato un crescendo continuo: si è passati dai 3.000 del 2003 ai 5.000 del 2005. Non abbiamo ancora dati ufficiali degli ultimi anni, ma si può affermare che il numero è in aumento. Una crescita dettata da diversi fattori, tra cui il miglioramento delle tecniche, la maggiore diffusione dei Centri dedicati (49 in tutta Italia) e la sempre più ampia conoscenza di questa metodica sia tra i pazienti che tra i medici.

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