Dossier

Scuola anestesiologica torinese: avanguardia nazionale da 60 anni

Lo sviluppo dell’anestesia a Torino e in Italia*

Dogliotti Achille Mario Torino è stata la culla dell’anestesia italiana grazie alla lungimiranza di alcuni componenti della Scuola chirurgica torinese, tra cui in particolare i professori Ottorino Uffreduzzi e Achille Mario Dogliotti, che si batterono affinché gli anestesisti dessero vita a una Società indipendente e non si riducessero a semplice branca della Chirurgia.

La Scuola medica torinese iniziò a occuparsi di anestesiologia in un periodo molto vicino alla data di nascita ufficiale dell’anestesia (dimostrazione pubblica di Morton del 16 ottobre 1846):

«La semplice iniezione di morfina che Lorenzo Bruno di Torino, titolare della Clinica chirurgica, precursore delle anestesie miste, già nel 1850 usava fare agli operandi un’ora prima dell’intervento per attutire il trauma psichico, abbreviare il periodo di induzione all’anestesia generale e ridurre il quantitativo di etere e cloroformio necessario per ottenere un completo rilasciamento (...) contiene in embrione tutta la teoria dell’anestesia mista, oggi più che mai di attualità» («Trattato di anestesiologia», 1935)

Il professor Dogliotti, come il suo maestro Ottorino Uffreduzzi (che al congresso di chirurgia di Madrid nel 1932 aveva tenuto una relazione sui «Problemi moderni dell’anestesia per inalazione»), aveva un particolare interesse per lo studio e la ricerca nell’ambito dell’anestesia e della terapia antalgica. Era profondamente convinto della necessità di creare uno specialista che si occupasse della preparazione dell’operando, dell’attuazione delle tecniche anestesiologiche, della sorveglianza e della terapia post-operatoria, «pur essendo cresciuto in ambiente chirurgico, con educazione chirurgica»:

«Ed ecco per il chirurgo la necessità e, secondo noi, il dovere di avere un collaboratore che possegga esperienze e conoscenze sicure e complete in ogni campo dell’anestesia, per potergli affidare quella parte dell’intervento che più immediatamente coinvolga la sua responsabilità e che egli d’altra parte non può sorvegliare e dosare personalmente, essendo preoccupato da altro compito di fondamentale importanza quale è l’atto operatorio stesso».

suora operazione All’epoca negli ospedali regionali si occupava della somministrazione dell’anestesia il più giovane degli aspiranti chirurghi, talora uno studente degli ultimi anni con una chiara vocazione chirurgica. Nei nosocomi periferici era lo stesso chirurgo a indurre l’anestesia generale per poi affidarne il monitoraggio ad altro medico o a un laureando, talora a una suora. Il professor Dogliotti, sempre attento a quanto avveniva nei Paesi di lingua inglese, dopo aver largamente sperimentato e divulgato l’uso dell’anestesia epidurale e di altre tecniche di blocco nervoso, propose la costituzione della Società italiana di anestesia (SIA) in occasione del congresso nazionale della Società di chirurgia del 1934, esprimendosi così:

«Maestri e colleghi, la costituzione in Italia di una Società nazionale di ricerca e di studio dei problemi inerenti all’anestesia chirurgica e all’analgesia in genere, è tanto più sentita quanto più i confini di questa scienza si sono ampliati, muovendo verso direzioni che si potrebbero dire divergenti. Da qui la necessità, direi l’urgenza, di discutere la costituzione della Società».

Dogliotti stesso divenne primo segretario della SIA. L’anno seguente spiegava:

«In Italia come in Francia e in molti altri Paesi i chirurghi sono rimasti sulle loro antiche posizioni: hanno raccolto ed esperimentato con vivo interesse ogni novità, ma, assorbiti dal compito dominante, hanno dimostrato una decisa resistenza ai tentativi, scarsi e inefficaci in verità nel nostro Paese, di creare una nuova specialità nella chirurgia che, come tutte le altre, abbia indipendenza di ricerca, di laboratori, di applicazioni cliniche e professionali».

Nel 1935 pubblicò il primo libro italiano di anestesia, il «Trattato di anestesiologia» (ed. Utet, Torino), scrivendo nella prefazione:

«Il primo passo: un testo italiano. Tra i numerosi e pregevoli testi di medicina e chirurgia recentemente editi in Italia, si cercherebbe invano un manuale che dia la possibilità di conoscere a fondo l’attuale stato del sapere nel campo dell’anestesia chirurgica e del trattamento sintomatico del dolore».

Le caratteristiche di assoluta novità e di lucida organizzazione del volume, che prendeva in esame e ampliava le conoscenze dell’epoca nell’ambito dell’anestesia inalatoria, dell’anestesia locale e della terapia del dolore, fecero sì che il testo fosse tradotto e pubblicato in lingua inglese nel 1939. L’opera contiene concetti tuttora validi di farmacocinetica dell’anestesia inalatoria e riporta un grafico della distribuzione tessutale degli anestetici inalatori di impressionante somiglianza con i grafici delle moderne tecniche di anestesia endovenosa computerizzata.

Sempre su iniziativa di Dogliotti, che desiderava risolvere una volta per tutte il problema della preparazione degli anestesisti, generalmente autodidatti o costretti a seguire corsi all’estero, nel 1948 fu inaugurata la prima Scuola italiana di specializzazione in anestesia presso l’Università di Torino. Dogliotti ne fu primo direttore, segretario il professor Enrico Ciocatto. Pochi anni dopo, nel 1953, il «Giornale italiano di anestesiologia» cambiava nome in «Minerva anestesiologica». Dogliotti, che ne era direttore editoriale, spiegava:

«Siamo stati a lungo dubbiosi sull’opportunità di modificare la testata del “Giornale italiano di anestesiologia” e analgesia da noi fondato nel 1935, il quale fu per tanti anni la bandiera degli studiosi italiani di anestesia (...). I più bei nomi della chirurgia italiana gioirebbero con noi del crescente sviluppo di quella specialità che solo pochi anni or sono non esisteva e sulla cui opportunità esistevano tanti dissensi (…). Auguriamo dunque a “Minerva anestesiologica” lunga vita e crescente fortuna, e agli anestesisti italiani di moltiplicarsi, perfezionando nella loro difficile carriera, per far fronte con dignità e sicurezza alle esigenze scientifiche e pratiche della loro nobile professione».

Ciocatto Enrico Nel 1949-50 Dogliotti, attento ai progressi che avvenivano all’estero (1932 sintesi del pentothal, 1942 d-tubocurarina, 1949 succinilcolina), invitò e incitò il suo allievo Enrico Ciocatto, che si occupava di chirurgia all’Istituto di clinica chirurgica, a perfezionare le proprie conoscenze anestesiologiche presso il Presbyterian Hospital (Columbia University) di New York. Ciocatto, rientrato dall’America, intraprese una brillante carriera in campo anestesiologico, producendo oltre 200 pubblicazioni riguardanti l’anestesiologia, l’ipotermia artificiale, la circolazione extracorporea, l’ossigenoterapia iperbarica, la rianimazione e la terapia del dolore. Lo assisteva un primo gruppo di allievi, tra cui: Amerigo Ferraris, Evasio Fava, Mario Querci e Luigi Bianchetti.

Ciocatto conseguì la libera docenza in anestesiologia nel 1954. Nel 1959 ebbe l’incarico di insegnamento dell’anestesia nel corso di laurea in Medicina e chirurgia. Fu presidente della Società italiana di anestesia (SIA) dal 1955 al 1958 e dal 1961 al 1964. Nel 1962 divenne direttore della Scuola di specializzazione torinese e fu chiamato a ricoprire la prima cattedra di anestesiologia e rianimazione italiana. Così Dogliotti commentava la nomina dell’ex allievo, nella prolusione ufficiale pronunciata nel 1963:

«La gioia è resa ancora maggiore e completa dal poter salutare sulla prima cattedra italiana di anestesiologia un mio carissimo allievo, l’ormai collega e amico Enrico Ciocatto che, quando esposi ai più giovani discepoli il mio desiderio che qualcuno di essi lasciasse la strada liberamente prescelta e cioè quella della chirurgia per aiutarmi ad aprirne una nuova, più incerta e contrastata, ma ricca di contenuto ideale e promettente di immensi benefizi per il mondo dei sofferenti, primo fra tutti mi ha compreso e seguito».

Nel 1964 Ciocatto inaugurò, sulla scia dei primi modelli europei, il Centro di rianimazione delle Molinette, per avere «quella autonomia economica e quella indipendenza organizzativa che permettono cicli completi di terapia e l’applicazione integrale di tutte le acquisizioni della moderna rianimazione». In quel periodo la tradizione anestesiologica torinese venne mantenuta alta anche attraverso l’organizzazione di una serie ravvicinata di congressi nazionali della Società italiana di anestesia (nel 1951, 1954, 1957, 1961, 1965).

Nel 1969 Ciocatto pubblicò con i suoi giovani allievi il primo «Trattato di rianimazione» italiano, nella cui presentazione scriveva:

«Confortati da lunghi anni di attività didattica e scientifica e di esperienza clinica e organizzativa (...), è stato possibile programmare e realizzare quest’opera, che vuole essere soprattutto un contributo della Scuola torinese al progresso medico e un affettuoso omaggio alla memoria del compianto maestro professor Achille Mario Dogliotti».

Gli allievi di Ciocatto continuarono i suoi insegnamenti sviluppando i vari settori caratteristici della specialità, che ormai comprendeva «anestesia, rianimazione e terapia antalgica». Roberto Pattono (direttore della Scuola di specializzazione dal 1982 al 2000) si dedicò, in particolare, alla risoluzione dei problemi anestesiologici relativi agli interventi eseguiti in circolazione extracorporea e in ipotermia presso il centro di cardiochirurgia «A. Blalock», diretto dal professor Angelo Actis Dato e fondato da Dogliotti nel 1952. Nel 1979 Pattono pubblicò, inoltre, uno dei primi libri riguardanti il problema dell’inquinamento ambientale da gas anestetici e organizzò la terapia intensiva del Pronto soccorso delle Molinette.

La tradizione della terapia del dolore di Dogliotti e Ciocatto venne mantenuta e sviluppata, grazie anche ai progressi delle tecniche radiologiche, da Ugo Delfino e Marco Augusto Trompeo, che organizzarono nel 1987 a Torino il X congresso nazionale dell’Associazione italiana per lo studio del dolore (AISD).

Urciuoli Rosa-Margaria Elsa Tra gli allievi della Scuola torinese una menzione particolare va, infine, a due donne, che molto hanno fatto per lo sviluppo dell’anestesiologia: Rosa Urciuoli ed Elsa Margaria. La professoressa Urciuoli ottenne il primo incarico di insegnamento di neuroanestesia alla Scuola di specializzazione in neurochirurgia (fondata sempre da Dogliotti); realizzò i primi studi sull’impiego dell’ipotensione controllata e sulle tecniche di ventilazione artificiale in neuroanestesia, sulle tecniche anestesiologiche per l’impiego del laser e sulla neurorianimazione; fu direttrice della Scuola di specializzazione dal 2000 al 2002 e creò l’Associazione italo-francese di neuroanestesia e neurorianimazione. La professoressa Margaria dal 1969 ha realizzato e diretto (con mandato di Ciocatto) il Servizio di anestesia e rianimazione degli Istituti universitari di ginecologia e ostetricia, di cui è stata primario dal 1986 al 2000; ha organizzato numerosi congressi nazionali e internazionali riguardanti la sicurezza in anestesia ostetrica, il parto indolore, l’anestesia loco-regionale, la terapia del dolore.

Dal 2003 alla direzione della Scuola di specializzazione c’è il professor V. Marco Ranieri, studioso di fama mondiale per le sue ricerche nel campo della terapia intensiva. Ranieri, presidente della European Society of Intensive Care Medicine (2006-2008), contribuisce a dare alla Scuola la levatura internazionale che da sempre la contraddistingue, tanto da attrarre specializzandi e specialisti da sedi universitarie americane, asiatiche, europee e italiane. Nel 2002 il professore ha fondato il Piedmont intensive care units network (PICUN), che riunisce le terapie intensive piemontesi per la progettazione e realizzazione di studi multicentrici. Nel 2007 ha organizzato il 61° congresso nazionale della SIAARTI (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione, terapia intensiva).

(*Fonte: relazione del professor Augusto Tempia al convegno «1948-2008: happy birthday anesthesia», Torino 7 novembre 2008)

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