Dossier

Piero Fogliati Poeta della luce

Latomie - (1968) 1988

Mostra Fogliati Concerto di latomie Le Latomie (titolo di Tommaso Trini) sono molto simili nella forma agli Ermeneuti, differenziandosi però da essi nelle modalità di produzione dell’esito sonoro. Anch’esse sono costituite da tubi ricurvi stavolta non sospesi ad altezza d’uomo ma appoggiati a terra e di differenti dimensioni.

Fogliati ha sperimentato anche diverse forme e svariati materiali con l’intenzione di «accentuare la risposta sonora in virtù della forma stessa e dei materiali utilizzati». Proprio come avrebbe fatto per la costruzione dei vari filtri da inserire nella parete dell’Auditorium a rumore (cfr. Ermeneuti), anche con le Latomie utilizza diversi materiali. Inserisce all’interno alcuni liquidi quali l’acqua, l’olio e anche la glicerina. Ha cominciato a costruire queste forme sognando sempre di collocarle nell’Auditorium a rumore, nella parete di risonatori che sarebbe stata come una sorta di grande affresco fatto di sculture che avrebbero prodotto dei suoni legati alle loro specifiche forme.

La maggior parte delle Latomie è in alpacca, per alcune è stato utilizzato anche l’ottone. Il suono è ottenuto per mezzo di un compressore che, collegato ad ogni elemento, può introdurre aria regolabile attraverso dei rubinetti. Il risultato è ottenuto dall’interazione della forma, del liquido e della quantità d’aria introdotta. Fogliati ha realizzato installazioni con diverse Latomie, come il Quartetto di Latomie o Quartetto ad acqua. In questo modo, afferma, «un’installazione di diverse Latomie aventi differente forma e dimensione genera un ricco spettro timbrico e sonoro e può essere manovrata per produrre la parodia di un’orchestra di strumenti».

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