Dossier

La terapia genica

L’ADA

L'ADA o adenosina deaminasi è un enzima coinvolto nel salvataggio delle purine nel percorso di degradazione degli acidi nucleici ed è un enzima indispensabile in molti tipi cellulari.

La sua carenza causa una patologia recessiva molto rara che ha effetti molto seri sui linfociti T, una delle principali classi di cellule del sistema immunitario. I pazienti con questo deficit detti ADA- soffrono infatti di una grave e complessa immunodeficienza.

Questa patologia è adatta per la terapia genica per varie ragioni: il gene ADA è piccolo ed era già stato clonato prima del 1990, le cellule bersaglio sono i linfociti T che sono facilmente ottenibili dal paziente (basta un prelievo di sangue) e facilmente coltivabili in modo da permettere una terapia genica ex-vivo. Inoltre l'espressione normale di questo gene non è rigidamente controllata ma può variare negli individui sani da un livello del 10 ad uno del 5000% dei valore medio.

Il primo successo si ebbe con un trial clinico iniziato il 14 settembre 1990 su una paziente, Ashanthi DeSilva, che aveva solo 4 anni. In questo caso si osservò che il trasferimento di geni ADA normali nei linfociti T di un paziente ADA- determina la restaurazione del fenotipo normale.

Per questa patologia esistono anche trattamenti alternativi: quello di elezione è il trapianto allogenico di midollo osseo che porta alla guarigione nell'80% dei casi, ma occorre un donatore di midollo HLA compatibile.

Dove il trapianto non è attuabile si può anche ricorrere alla sostituzione enzimatica, che consiste in iniezioni intramuscolari di ADA coniugata a polietilenglicole (PEG) da effettuarsi con scadenza settimanale.

Il PEG serve a stabilizzare l'enzima permettendogli di rimanere attivo nel corpo umano per diversi giorni. Del resto la terapia enzimatica non fornisce una completa ricostruzione della capacità immunitaria e quindi l'attesa di vita del paziente è comunque minore infatti i linfociti T sono necessari per la realizzazione di risposte immuni efficaci contro i microrganismi invasori e la prevenzione dei tumori. La terapia dell'ADA implica essenzialmente quattro passaggi:

- Il clonaggio del gene sano dell'ADA in un vettore retrovirale

- Il trasferimento del ricombinante ADA nei linfociti T ADA- del paziente

- L'identificazione dei linfociti diventati ADA+ e la loro espansione numerica in coltura

- Il reimpianto di queste cellule nel paziente

Poiché i linfociti T hanno un periodo di vita limitato nel tempo è necessario ripetere la terapia ogni uno o due mesi per questo motivo le ricerche sono ora orientate a trasferire il gene dell'ADA nelle cellule del midollo osseo.

La terapia sulle cellule del sangue è infatti un trattamento e non una cura che invece richiederebbe proprio il trasferimento del gene dell'ADA nelle cellule staminali del midollo osseo del paziente. Il problema di quest'approccio è che le cellule staminali del midollo osseo sono molto difficili da isolare benché ormai siano possibili degli arricchimenti utilizzando anticorpi monoclonali come quello che riconosce il CD34 (un recettore selettivamente presente nella popolazione cellulare totipotente del midollo osseo).

La frequenza delle infezione dei pazienti trattati con terapia genica è sicuramente diminuita, ma l'efficacia della terapia genica da solo è ancora difficile da dimostrare perché Ashanthi e gli altri pazienti sinora trattati con terapia genica hanno anche ricevuto iniezioni intramuscolari di enzima PEG-ADA.