Dossier

Le cosmicomiche di Italo Calvino

Il senso delle cosmicomiche

Filosofia e scienza rimodellano l'immaginario"Le denominazioni animali o antropomorfe che le costellazioni portano ancora hanno perduto la loro carica mitica già dall'antichità (…). A ogni secolo e a ogni rivoluzione del pensiero sono la scienza e la filosofia che rimodellano la dimensione mitica della immaginazione, cioè il fondamentale rapporto tra gli uomini e le cose" (Il Corriere della Sera, 7 settembre 1975, nella rubrica Osservatorio del signor Palomar)..

Capiamolo meglio: che cosa è la dimensione mitica della immaginazione, che cosa è il mito?

Il mito è una fantasia di ordine superiore, che stabilisce relazioni fra figure e forme primordiali, come per esempio "la bellezza" e "la madre generatrice di vita". È il caso per esempio della nascita di Afrodite dalle acque del mare, rese gravide da Urano. Tuttavia il mito non è vincolante né matematico, prevede la contraddizione, l'ambiguità, tanto che ambiguità e contraddizione ne diventano caratteristica fondamentale: Afrodite, secondo una diversa tradizione, è figlia di Zeus e Dione, divinità è vero, ma che la mettono al mondo in termini del tutto canonici.

Questo il fascino del mito: da una parte ha la pretesa di raccontare un ordine superiore, un ordine che precede quello del più antico mondo storico. E dall'altra "ogni interpretazione lo impoverisce e lo soffoca: coi miti non bisogna avere fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio di immagini".

Pretendere la coerenza dal mito significa ucciderlo.

Ma se il mito è tutto questo, è vero allora che la dimensione mitica della immaginazione è rimodellata dalla scienza e dalla filosofia?

È un'affermazione discutibile, di sicuro è una tesi assai poco frequentata in Italia, se non durante la breve stagione del Futurismo e della fascinazione per "le macchine". E tuttavia è quanto occorre per comprendere il presupposto de Le cosmicomiche.

Lezioni americane - Italo Calvino "Nelle Cosmicomiche (…) il punto di partenza è un enunciato tratto dal discorso scientifico: il gioco autonomo delle immagini visuali deve nascere da questo enunciato. Il mio intento era dimostrare come il discorso per immagini tipico del mito possa nascere da qualsiasi terreno: anche dal linguaggio più lontano da ogni immagine visuale come quello della scienza d'oggi. Anche leggendo il più tecnico libro scientifico o il più astratto libro di filosofia si può incontrare una frase che inaspettatamente fa da stimolo alla fantasia figurale (…) ne può scaturire uno sviluppo fantastico tanto nello spirito del testo di partenza quanto in una direzione completamente diversa." (Lezioni americane, Visibilità, 1988)

La forza mitica della scienza: ecco il punto.

Il narratore di miti per eccellenza, Omero, è una sorta di artigiano che raccoglie immagini preesistenti ed extra individuali (mitiche appunto, collettive) e li tesse insieme, confezionando un tessuto narrativo del tutto originale. Nel caso di Calvino, il patrimonio di immagini preesistenti non è altro che quel che scaturisce dal mondo descritto dalla scienza.

Facile a dirsi.

A farsi un po' meno. Calvino cerca di dosare il controllo sulla materia e l'uso della fantasia:

"Insomma, il mio procedimento vuole unificare la generazione spontanea delle immagini e l'intenzionalità del pensiero discorsivo. (…) Comunque, le soluzioni visive continuano ad essere determinanti, e talora arrivano inaspettatamente a decidere situazioni che né le congetture del pensiero né le risorse del linguaggio riuscirebbero a risolvere.

Una precisazione sull'antropocentrismo nelle Cosmicomiche: la scienza mi interessa proprio nel mio sforzo per uscire da una conoscenza antropomorfa; ma nello stesso tempo sono convinto che la nostra immaginazione non può che essere antropomorfa." (Lezioni americane, Visibilità, 1988)

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