Dossier

Piero Fogliati Poeta della luce

Hanno detto di Piero Fogliati..........

TOMMASO TRINI articolo su PM primavera 1989

Fogliati risulta... quasi ignorato dalla critica e ignoto al mercato, pur essendo un autentico inventore e un artista finissimo [...]

In particolare, ha perfezionato un’esperienza mentale straordinaria: con mezzi semplici, suscita nel vuoto apparizioni di cose, scritte e colori. [...]

La sua opera trentennale è sempre risalita dall’indagine nelle percezioni sensoriali- mediante la luce, il suono e i colori– all’esplorazione dei processi mentali che la presiedono.

Molto dipende infatti dalla corteccia cerebrale di ciascun individuo, è il nostro cervello che ricrea le immagini che l’artista si limita servirci per frammenti.

GILLO DORFLES - ANGELA VETTESE L’Arte Digitale. Percorsi Tematici: Il Novecento. Arti Visive

Artisti e scienziati hanno studiato la possibilità di un altro tipo di interazione, non soggetta alla volontà della persona: che si basa ad esempio sul battito cardiaco, i movimenti saccadici (involontari) dell’occhio o addirittura sull’attività cerebrale. [...] Tra i pionieri sono da citare alcuni artisti (non digitali, però) quali Jean Dupuy (1926) per il cuore, Piero Fogliati (1930) e Bill Bell (1928) per l’occhio.

Fogliati e Bell hanno studiato e sfruttato alcune caratteristiche proprie della percezione visiva (ovvero i movimenti saccadici e la persistenza retinica che fa sì che l’immagine percepita sia trattenuta qualche istante) per far apparire semplici immagini luminose nello spazio buio e vuoto.

CHIARA SOMAJNI Il Sole 24 Ore – Gennaio 1998

Piero Fogliati [...] ha esordito con la pittura, dissoltasi in breve tempo in opere monocrome, quindi in oggetti sempre più ingegnosamente connotati inseguendo il miraggio di un’arte di pura energia. Fuori dalla cornice oltre le stesse pareti degli edifici, Fogliati immagina l’Auditorium Rumore, il Tempio della Luce, il Boomerang Acustico. Ovvero rispettivamente: uno spazio acustico entro cui si possono ascoltare i rumori della città, filtrati e “ricomposti” armonicamente; un ambiente dove siano raccolte opere di sola luce create manipolando la luce solare; un suono che percorra senza intoppi il cerchio di una periferia urbana. Progetti rimasti sulla carta [...]

[Così..] Fogliati si concentra sul lavoro che può egli stesso completare. La sua attività [...] è caratterizzata da una perizia d’artigiano con cui costruisce i marchingegni che permettono alle sue opere di vivere; da una produzione sconfinata di schizzi con cui ferma sulla carta le sue idee [...]; infine da un costante aggiornamento scientifico. [...]

Un po’ studiando, un po’ per intuizione, un po’ sperimentando, dallo studio di Fogliati escono opere di confine: tra natura e artificio, tra ordine e caos. Pure il rapporto tra artista e fruitore si sbilancia a favore di quest’ultimo, cui spesso è chiesto di partecipare attivamente seppure in maniera non volontaria.

LARA VINCA-MASINI Dizionario del Fare Arte Contemporaneo 1992

[...] Alla Biennale di Venezia del 1978 Fogliati oltre al Liquimofono e al Complesso per strutture a luce tridimensionale, presentava una esplorazione luminosa nello spazio, senza schermo, usando una sorta di trampolino di lancio dell’ immagine; alla Biennale del 1986 presentava, invece, l‘Edicola delle Apparizioni, “un ambiente per eventi di luce ricreati dal visitatore tramite procedimenti e impulsi”.

ARTURO BOVI Il Messaggero – Novembre 1970

Anche nell’operare di Fogliati il suo rivelatore cromocinetico ha come protagonista la luce. E anche le sue ricerche sui suoni e, in maniera particolare, i suoi straordinari progetti per la sonorizzazione dei venti artificiali, per il boomerang acustico, fino alle proposte di carattere urbano e paesistico nella sua acuta, divertita e fervida intelligenza sono indubbiamente interessanti.

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