Dossier

Cinque tappe nella quarta dimensione: tutta questa storia per un po’ d’anacronismi

Cidrolin

Cidrolin sta sulla sua chiatta, eternamente ormeggiata nello stesso punto. In pratica non la lascia mai, così come non lascia mai il suo anno, il 1964. Sono gli altri a venire da lui: il Duca d'Auge in particolar modo, ma anche tutti personaggi minori, le comparse, che popolano e arricchiscono I fiori blu. La sua fissità, però, alla fin fine, non è molto differente dall'esagerata mobilità del duca.

A conti fatti, a entrambi non mancano le vicende nelle quali sono coinvolti. Cidrolin è il passare del tempo, quasi senza cambiamenti di spazio. Il Duca è il movimento, incurante dello spazio. Cidrolin rappresenta l'abitudine, tanto quanto il Duca d'Auge è l'avventura. Nessuna delle due, l'abitudine e l'avventura, ha una vera e propria motivazione. Sono semplicemente così. Cidrolin è l'immobilità, la stasi, o forse soltanto la lentezza. Il duca è il movimento, il moto perpetuo, in eterna accelerazione. L'uno si lascia superare dagli eventi. Guarda chi lo lascia - sia questi la serva o la figlia - e osserva. L'altro è il loro motore. Nulla di quanto accade intorno a lui, è lasciato al caso. Tutto ha origine dal Duca, apparentemente. Ma probabilmente, in realtà, il vero fulcro è Cidrolin.

Tant'è che Queneau ne fa un fulcro anche come personaggio de I fiori blu. Infatti, Cidrolin è un oste e come tale è fermo nella sua chiatta-locanda nella quale transitano avventori, duchi, figlie, generi, disturbatori, servette.

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