Dossier

Gli insetti sulla scena del crimine: a Torino indagini alla Kay Scarpetta

Cenni di entomotossicologia

veleno boccetta L'entomotossicologia studia l'applicazione delle analisi tossicologiche agli insetti cadaverici, al fine di identificare droghe e tossine presenti nei tessuti e per determinare gli effetti causati da queste sostanze sullo sviluppo degli artropodi e quindi sul calcolo del PMI (Introna et al., 2001). Nel caso in cui il cadavere si trovi in uno stadio di decomposizione particolarmente avanzato, i fluidi biologici e gli organi solidi potrebbero non essere più disponibili per le tradizionali analisi tossicologiche. In questi casi gli esemplari di insetti sono utilizzabili per diversi tipi di analisi tossicologiche, soprattutto di carattere qualitativo (Nolte et al., 1992; Goff & Lord, 1994, 2001; Introna et al., 2001; Campobasso et al., 2004; Traqui et al., 2004). Il passaggio dei composti tossici e delle sostanze venefiche dalla carcassa ai ditteri non si esaurisce al primo anello della catena alimentare, ma prosegue anche nei coleotteri, predatori delle larve (Bourel, 1998), in cui si nota un bioaccumulo secondario.

Le larve che si nutrono della carcassa possono accumulare le droghe e i farmaci di cui aveva fatto uso il soggetto prima di morire; inoltre è possibile rilevare numerose sostanze tossiche alle quali il soggetto era stato esposto in vita. Sono possibili diversi tipi di analisi che possono essere applicate anche a insetti adulti, frammenti di pupari (Goff et al., 1993, 1997 ; Miller et al., 1994; Introna et al., 1996), esuvie e feci di coleotteri rinvenibili sulla scena del crimine già dopo i primi giorni ma anche a molti anni di distanza dall'evento criminoso (Nortueva et al., 1982; Miller et al., 1994; Amendt et al., 2004).

Per alcune sostanze i dati tossicologici ottenuti dalle larve di insetti risultano essere più attendibili di quelli ricavati dai tessuti cadaverici; residui di paracetamolo, benzodiazepine, barbiturici e antidepressivi triciclici possono essere rilevati in larve campionate su un cadavere dopo molti giorni dalla morte (Kintz et al., 1990). L'ingestione di droghe o di sostanze tossiche può influenzare lo sviluppo degli insetti necrofagi (O'Brien and Turner, 2004; Pien et al., 2004), come dimostrano esperimenti condotti su carcasse di conigli uccisi con una dose letale di cocaina (Goff et al., 1989) o di eroina (Goff et al., 1991): il ritmo di crescita degli insetti allevati sui fegati e sulle milze di questi animali è molto più rapido che in condizioni standard. Caso contrario avviene con la morfina, che rallenta il ritmo di crescita degli insetti che si nutrono dei tessuti che la contengono (Bourel, 1999). Tuttavia, come dimostrano gli studi di Sadler et al. (1997), le sostanze stupefacenti si accumulano nell'organismo dei ditteri in maniera non prevedibile, quindi occorrono ulteriori approfondimenti.

In un interessante studio Roeterdink e collaboratori (2004) hanno dimostrato che le larve di una specie di Calliphora, recuperate da tessuti animali in decomposizione, possono accumulare le particelle di tipo GSR o Gunshot residues, ossia i residui da polvere da sparo comunemente ricercati per stabilire l'utilizzo di armi da fuoco. Ciò può risultare molto utile nel caso in cui l'assenza di ogive e l'avanzato decadimento del cadavere non permettano il riconoscimento delle tipiche ferite da arma da fuoco. In particolare gli esperimenti preliminari di questi studiosi hanno permesso di ipotizzare che le larve necrobionti fungano da bioaccumulatori del bario (uno degli elementi chimici presenti nelle particelle GSR piombo-antimonio-bario) durante le prime fasi di accrescimento larvali. Piombo, antimonio e bario subiscono comunque un decremento globale in seguito all'allontanamento degli insetti dal tessuto contaminato con tali elementi.

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