Dossier

Gli insetti sulla scena del crimine: a Torino indagini alla Kay Scarpetta

Casi reali

scena crimine 5 In passato le segnalazioni casistiche hanno rappresentato la bibliografia di riferimento dell'entomologia forense e ancora oggi i molti casi illustrati dagli entomologi e dai patologi contribuiscono alla diffusione degli aspetti più affascinanti di questa disciplina, accrescendo l'interesse degli operatori nel settore investigativo. Di seguito alcuni casi giudiziari in cui l'aspetto entomologico è stato uno strumento determinante per la risoluzione e che mostrano l'aspetto pragmatico di quanto finora esposto.

1) Influenza dell'esposizione e della copertura della carcassa sul calcolo del PMI

Caso 1. Il corpo nudo di una giovane donna venne scoperto il 31 agosto di qualche anno fa in una scarpata nei pressi di una strada poco distante dall'aeroporto di Seattle (Usa). Il cadavere era esposto al sole e la parte inferiore del corpo si trovava all'interno di un sacco di plastica nera per rifiuti. Uova di mosca furono campionate dalla metà superiore del corpo; si procedette anche alla raccolta delle numerose larve che infestavano le aperture vaginale, orale e nasale. I dati ambientali ottenuti dalla stazione meteorologica dell'aeroporto registravano temperature massime variabili tra 23°C e 33°C, mentre la temperatura del corpo era di 31°C. Tali elementi, se meramente applicati alle tabelle di crescita, avrebbero portato alla stima di un PMI certamente superiore ai tre giorni. Ma, dopo l'allevamento delle larve e un'analisi dettagliata delle condizioni di sviluppo, gli entomologi conclusero che la vittima era stata uccisa 2,5-3 giorni prima della scoperta del cadavere. Le alte temperature, l'esposizione continua alla luce diretta del sole e la circostanza che la parte inferiore del corpo fosse coperta da un sacco di plastica di colore scuro hanno determinato una crescita delle larve molto più rapida che in condizioni normali. Sviluppi investigativi consentirono di accertare che la vittima era deceduta, per cause accidentali, la notte del 28 agosto (Catts & Haskell, 1990).

Caso 2. I resti carbonizzati di un uomo di 25 anni furono rinvenuti nel mese di agosto all'interno di un'automobile bruciata, in un'area rurale della città di Brindisi (Introna et al., 1998). I resti erano per lo più combusti e ciò rendeva la determinazione del PMI praticamente impossibile. Tuttavia parte del cervello e parte degli organi interni, meno devastati dalle fiamme, presentavano colonizzazione da parte di larve di ditteri. L'autopsia rivelò due fori da proiettile nella zona del collo e contenuti stomacali parzialmente digeriti costituiti da carne e sostanze vegetali. L'uomo fu riconosciuto grazie al confronto delle impronte dentarie e, sulla base delle specie di insetti rinvenuti sulla scena del crimine; il PMI venne stimato in 3-4 giorni. Approfondimenti investigativi confermarono tale dato in quanto l'ultima volta in cui l'uomo era stato visto in vita risaliva proprio a quattro giorni prima del rinvenimento del corpo quando, insieme con un gruppo di amici, si recò in un ristorante e ordinò carne e insalata (Introna et al., 1998).

2) Rilevanza dell'ambiente e delle azioni antropiche sullo sviluppo della biocenosi cadaverica.

I corpi di due donne vennero rinvenuti in ottobre, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, in due campi di grano limitrofi situati sulla terraferma in prossimità della città di Venezia. Entrambi i cadaveri mostravano chiare lesioni da strangolamento. La somiglianza tra i due omicidi, sia geografica sia temporale, avrebbe fatto supporre una colonizzazione simile da parte della fauna cadaverica, ma l'analisi dei dati entomologici non confermò questa ipotesi. In entrambi i casi fu campionato Stearibia nigriceps, dittero tipico dello stadio di fermentazione "casearia" che avviene 3-6 mesi dopo la morte: la colonizzazione da parte di questo piofilide è facilmente spiegabile data l'accelerazione della decomposizione dovuta alle alte temperature estive. Ma solo in uno dei due casi fu riscontrata la presenza di Hermetia illucens, dittero che aveva inibito la presenza delle normali mosche cadaveriche: infatti, in questo caso, l'entomofauna cadaverica non comprendeva i Calliforidi che invece erano abbondantemente presenti sull'altro cadavere (Turchetto et al., 2001). Tale diversità avrebbe potuto screditare eventuali correlazioni temporali tra i due eventi delittuosi. Ulteriori indagini sul caso permisero di appurare che nei due campi di grano veniva fatto uso di pesticidi di diverso tipo: l'assenza dei Calliforidi causata dalla competizione di Hermetia illucens sul cadavere rinvenuto in una zona più "inquinata" è giustificata dalla maggiore resistenza di tale dittero all'esposizione agli insetticidi (Vanin, 2006). In considerazione di queste valutazioni e di quelle strettamente anatomo-patologiche è stato possibile ricondurre il periodo di morte per entrambi i casi a due mesi prima del ritrovamento.

3) Presenza di fauna cadaverica non specializzata.

I resti scheletrizzati di una giovane donna furono trovati il 29 gennaio in una foresta di querce e aceri delle montagne del Cumberland (Usa). Nei pressi del corpo vennero ritrovati un paio di jeans usurati e fu rinvenuto un cavo elettrico, probabilmente utilizzato per strangolare la vittima. L'interno del cranio era occupato da un nido di vespe (gen. Polistes), costituito da circa 100 celle, quasi tutte vuote: questo indicava che una colonia aveva costruito e occupato il nido l'estate dell'anno precedente. Basandosi sulla conoscenza del comportamento delle Polistes è stato possibile supporre che il cranio era libero da tessuto già in primavera, quando le vespe vanno in cerca di un luogo fresco e protetto dove costruire il favo. All'interno del cranio venne inoltre ritrovato un pupario di Sphaeroceridae, mosca della "seconda ondata", che permise di indicare che la successione della fauna necrobionte avvenne durante la stagione calda precedente alla costruzione del nido, quindi un intervallo post-mortem di 18 mesi. Questa conclusione fu sostenuta in modo indipendente da un antropologo forense in base ai segni delle intemperie sullo scheletro e da specialisti che analizzarono e datarono i segni d'usura del pantalone rinvenuto. L'identificazione della donna, avvenuta grazie alle radiografie dentarie, permise di sapere che la sua scomparsa era stata segnalata il febbraio di due anni prima (Catts & Haskell, 1990).

4) Entomologia forense e botanica forense: l'incidenza di un approccio multidisciplinare alle indagini tecnico-scientifiche.

Caso 1. Nei sobborghi di Chicago una donna venne brutalmente violentata da un uomo che indossava una mascherina da sciatore. Gli investigatori arrivarono un anno dopo a un sospettato e, muniti di mandato di perquisizione, trovarono nella sua casa una maschera simile a quella descritta dalla vittima dell'aggressione. Interrogato sulla maschera, l'uomo ammise di esserne il proprietario, ma affermò di non averne fatto uso dall'ultimo inverno. Gli investigatori osservarono che alla maschera aderivano molti residui vegetali, tra cui parecchi frutti di Xanthium (frutti aculeati). Nel tentativo di identificare tale reperto per altri fini, gli analisti rilevarono la presenza di piccoli bruchi che vennero successivamente inviati a un entomologo per l'identificazione di specie. Tali bruchi hanno un ciclo di sviluppo lungo un anno: in primavera gli adulti sono attivi e all'inizio dell'estate depongono uova da cui, verso la seconda metà dell'estate, si originano bruchi che colonizzano i frutti. Gli stessi bruchi entrano nello stadio di pupazione durante l'inverno ed emergono come adulti fecondi la primavera successiva. L'entomologo concluse che la maschera doveva essere esposta in ambiente esterno durante l'estate precedente, lo stesso periodo in cui avvenne la violenza, e che verosimilmente in quel periodo i frutti di Xanthium erano rimasti impigliati alla maschera, portando al loro interno i bruchi. Quando gli furono contestate queste evidenze scientifiche, il sospettato confessò la violenza (Catts & Haskell, 1990).

Caso 2. In Sicilia il corpo esanime di una prostituta fu trovato tra i cespugli presenti nell'area adiacente a una spiaggia. L'autopsia rilevò evidenti segni di strangolamento, ma nessuna traccia utilizzabile ai fini dell'identificazione dell'autore del reato. Qualche tempo dopo, le indagini degli investigatori concentrarono i sospetti su un distinto uomo d'affari residente in una provincia dell'entroterra, lontana decine di chilometri dalla spiaggia. Il sopralluogo nell'abitazione del sospettato sembrava essere destinato a un fallimento investigativo poiché la casa appariva caratterizzata da un perfetto ordine e una pulizia maniacale. Agli esperti della scena criminis non sfuggì però, su una delle pareti, una zanzara (Culex pipiens) schiacciata e interessata da una piccolissima macchia rossastra. Alcuni frammenti fogliari presenti sui vestiti ed un vecchio paio di scarpe furono sequestrati per le successive analisi. L'analisi sul Dna, espletata secondo metodologie tali da ridurre i fenomeni di inibizione e da incrementare la soglia di sensibilità, stabilì che il sangue assorbito dalla zanzara apparteneva alla vittima. Il terreno sotto le suole risultò essere sabbia della stessa tipologia del luogo del ritrovamento, mentre i frammenti fogliari, sottoposti a esame morfologico comparativo da un laboratorio universitario, risultarono appartenere alla Calendula marittima, una pianta cespugliosa i cui rami nascondevano parzialmente il corpo della vittima al momento del ritrovamento. Se da un lato la sabbia era comune solo ad alcune spiagge lungo la costa, l'associazione di tale sedimento con la Calendula marittima, una pianta alofila di per sé molto rara, poteva considerarsi unico nell'intera isola. È qui fondamentale evidenziare che nessuno di questi risultati, da solo, avrebbe provato una correlazione fisica tra la vittima e il sospettato, ma la bassissima probabilità del verificarsi congiunto di tutti e tre gli eventi, insieme ad altre prove indiziarie, condusse il tribunale a una condanna per omicidio preterintenzionale (Spitaleri et al., 2006).

5) Variazioni indotte da condizioni climatiche estreme.

Caso 1. A metà del mese di dicembre due sciatori non fecero rientro a casa. Dopo una settimana i soccorritori abbandonarono le ricerche. A metà del mese di maggio, ai piedi di una scarpata, venne notata una cavità dove fu possibile distinguere un cadavere. Furono catturate alcune mosche che si trovavano nella zona del ritrovamento del corpo. Le registrazioni fatte sul posto indicavano una temperatura di 2,5 e 2,9°C nelle immediate vicinanze del cadavere. Furono campionati insetti vicino agli occhi, sulla parte posteriore del collo e dietro l'orecchio sinistro; vennero rinvenute anche uova, poste in seguito in una teca per allevamento. I campioni vennero attribuiti alle specie Calliphora vicina e Calliphora vomitoria. La presenza di queste mosche in un ambiente estremo, caratterizzato dalle rigide temperature d'alta montagna, conferma la capacità d'adattamento e l'ubiquità di questi animali, che è spesso causata dall'insediamento antropico; gli autori ipotizzano che questi insetti siano attirati, oltre che dai cadaveri in stadio fresco, anche da quelli vecchi di anni, ma conservati in modo ottimale dalla neve e dal ghiaccio (Wyss et al., 2003).

Caso 2. Il corpo di un uomo di 77 anni venne trovato 18 giorni dopo l'ultima volta che era stato visto in vita, in una grotta profonda 10 metri, in una foresta della Svizzera a 1.260 metri sul livello del mare. Il cadavere era supino, vestito, senza particolari segni di ferite. La grotta era totalmente buia e la temperatura era costante, di 5°C. Il corpo fu trasportato all'Istituto di Medicina Forense e conservato per tre giorni in camera fredda a 4°C. L'esame autoptico rilevò un ematoma epidurale procurato dalla caduta come causa della morte, ma non il PMI. Vennero quindi campionate uova di ditteri sulla testa e sulla bocca, che messe in allevamento dopo poche ore schiusero e furono identificate come Calliphora vicina. Al fine di dimostrare che Calliphora vicina era in grado di volare e deporre uova all'interno della grotta e per stimare in modo accurato il PMI, gli studiosi depositarono 1.5 kg di carne fresca e 1 kg di fegato di maiale all'interno della stessa grotta, nel punto ove il cadavere era stato rinvenuto. Ogni giorno veniva controllata la presenza di uova, le prime delle quali vennero deposte dodici giorni dopo l'inizio dell'esperimento; le uova si schiusero il 21° giorno, confermando le informazioni riguardanti il giorno della scomparsa (18 giorni dalla sparizione dell'uomo al ritrovamento, più tre giorni di camera fredda). L'identificazione degli adulti permise di appurare che anche in questo caso si trattava di individui appartenenti a Calliphora vicina, una specie evidentemente favorita in tali condizioni. Questo caso fornisce importanti conferme circa la capacità di sviluppo di una mosca tipica della decomposizione in condizioni estreme sia di temperatura che di illuminazione (Faucherre et al., 1999).

Caso 3. Le salme di quattro aviatori italiani, partiti in volo il 28 febbraio e dispersi a causa di un incidente aereo, vennero rinvenute nel deserto egiziano il giorno 8 giugno dello stesso anno. I corpi erano ancora parzialmente vestiti e completamente scheletrizzati. I resti furono sottoposti ai rilievi per l'identificazione, per la causa e l'epoca di morte. Il medico incaricato fu colpito in modo particolare dalla grande presenza, fra le pochissime parti molli dei cadaveri, di coleotteri della specie Dermestes frischi (larve, involucri larvali e adulti). I ditteri erano rappresentati solo da pupari vuoti di due specie di Muscidae. Un successivo sopralluogo nella località di ritrovamento delle salme permise di confermare che nessun altro insetto aveva contribuito alla degradazione attiva dei corpi degli aviatori. Allo scopo di stabilire l'arco temporale in cui si completa la riduzione scheletrica di un corpo posto all'aperto nelle condizioni ambientali tipiche del deserto, vennero poste due carogne di cane protette da una fitta rete metallica per evitare possibili attacchi da parte di volatili e mammiferi carnivori. Tale sperimentazione confermò sostanzialmente i dati ottenuti dal repertamento sulle salme e permise di appurare che in una zona molto calda e secca come il deserto, i fenomeni cadaverici dissolvitori e trasformativi seguono un andamento che si discosta notevolmente da quello descritto in condizioni normali. L'azione della fauna entomologica in questo caso fu incentrata sull'azione di Dermestes, coleottero che nelle successioni classiche è normalmente collocato solo nelle fasi tardive. La sua massiccia presenza su corpi deceduti da poco tempo trova spiegazione nella rapidità in cui i corpi in ambiente desertico superano velocemente la fase gassosa e colliquativa, arrivando velocemente alle fasi di essiccamento e mummificazione, nicchia tipica dei Dermestidi. Si può supporre che Dermestes sia giunto sui corpi dopo qualche giorno dal decesso, a causa delle condizioni geografiche (il deserto può essere ostile anche per un insetto necrofago) e ambientali (l'incidente aereo era avvenuto a febbraio), che hanno rallentato anche i tempi di copula e di riproduzione. L'autore dello studio ritenne improbabile la possibilità che una sola generazione di coleotteri aveva potuto scheletrizzare il corpo di un uomo adulto a quelle temperature, quindi suppose una doppia generazione per un totale di circa novanta giorni dalla data in cui i resti furono rinvenuti. Il dato fu poi supportato dalle notizie riguardanti l'incidente aereo, avvenuto 100 giorni prima del ritrovamento dei corpi (Bellussi, 1933).

6) Correlazioni tra entomofauna e scena del crimine.

Caso 1. Il mese di gennaio venne rivenuto nella città di Panguipulli (Cile) il corpo di una donna di 60 anni, all'interno del suo appartamento. Il cadavere si trovava sul letto, coperto da uno strato di terriccio e presentava lesioni da punta e taglio. La polizia indicò come sospettato il figlio ventiduenne, che negò ogni responsabilità circa la morte della madre. Durante l'ispezione nell'appartamento del giovane non furono trovate tracce di sangue della vittima, fu però portato in laboratorio un paio di scarpe da ginnastica con la suola sporca di detrito simile a quello che copriva il cadavere. La comparazione non diede informazioni utili. Ma nelle scanalature delle scarpe vennero repertati dei pupari, identificati come appartenenti a Calliphora sp. uguali a quelli presenti nel terriccio della scena del crimine in cui erano visibili anche resti di adulti. Fu possibile concludere che il sospettato era stato nel luogo in cui erano presenti i pupari, quindi dove si trovava il corpo in decomposizione (Tosti-Croce and Leyton, 2006).

Caso 2. Il corpo nudo di una donna venne trovato poco lontano da una strada, nei sobborghi di una città della California. Durante la mattinata un sergente del Dipartimento dello Sceriffo condusse un sopralluogo preliminare e la mattina seguente notò macchie rosse e pruriginose sulla propria pelle. Egli interpretò queste come morsi delle larve dell'acaro, del tutto simili a quelle subite anni prima quando si trovava in Kentucky. In seguito venne a sapere che anche 20 dei 23 membri della squadra avevano lesioni simili e ragionò sul fatto che fosse inusuale la presenza di quel particolare acaro in California. Nell'osservare le fotografie dei sospettati dell'omicidio egli notò una persona con le stesse macchie rosse e concluse che doveva esserci una correlazione tra i morsi dell'acaro, il sospettato, la squadra di soccorso e la scena del crimine. Venne interpellato un entomologo e, portato sul luogo di ritrovamento del corpo, furono riesaminate le fotografie e venne fatto un sopralluogo nella casa in cui il sospettato aveva affermato di aver passato la notte dell'omicidio. L'indagine sull'area della scena di morte portò alla raccolta di un gran numero di larve di acaro, specialmente nella radura dove era stato rinvenuto il cadavere, mentre le aree vicine con habitat simili o diversi resero un numero ridottissimo di campioni repertati, probabilmente a causa della predazione da parte di lucertole. È stato quindi possibile constatare che la probabilità di incontrare un numero di esemplari tali da provocare lesioni a più di 20 persone, in una zona diversa da quella del ritrovamento del corpo, era remota. Questa osservazione, insieme all'analisi delle caratteristiche dei morsi sulla pelle dei membri della squadra e del sospettato furono presentate al processo, alla fine del quale l'imputato fu condannato (Catts & Haskell, 1990).

7) Influenza degli insetti sul Bloodstain Pattern Analysis (BPA).

Nel 1997 due uomini venero trovati uccisi da colpi di arma da fuoco alla testa e al torace in un appartamento del Nebraska. Numerose aree interessate da macchie di sangue (Bloodstain) da bassa, media e alta velocità furono osservate sia nelle immediate vicinanze dei cadaveri che su alcune suppellettili e sulle pareti più lontane della stanza; furono inoltre rinvenute macchie simili sulle porte e sulle pareti di altre stanze della casa. Gli investigatori ritennero in un primo momento che l'omicidio fosse stato preceduto da una violenta colluttazione e/o che i corpi fossero stati spostati dal teatro dell'uccisione. La spiegazione poteva quindi essere ipotizzata come una reazione delle vittime a un tentativo di rapina (o a un litigio finito in tragedia) piuttosto che a un'esecuzione. Ciò nonostante nessun segno di lotta era presente nella casa e nella stanza del ritrovamento. Un'attenta analisi delle macchie di sangue presenti su tutte le aree della casa permise di distinguere quelle originate dall'evento omicidiario da quelle che non presentavano i parametri classici degli "sputters" (spruzzi) da ferita da arma da fuoco. Quest'ultime, in particolare, presentavano caratteristiche simili: diametro compreso tra 1-3 mm, forma simile a uno spermatozoo, assenza di direzionalità univoca nelle aree interessate. A seguito dell'intervento di un entomologo, si provò a riprodurre tale fenomeno ponendo delle mosche (della stessa specie di quelle rinvenute sulla scena del crimine) a contatto con un liquido di colore rosso in una stanza chiusa. Dopo alcuni giorni, il rigurgito e il contatto delle mosche produsse un effetto assolutamente sovrapponibile a quello della scena criminis. Le macchie sparse in tutta la casa furono quindi attribuite alle mosche, il che indirizzò le indagini verso l'ipotesi di un'esecuzione premeditata da parte di chi aveva commesso il reato (Benecke et al., 2003). Questo caso dimostra come la conoscenza dei fenomeni indotti dall'entomofauna presente sulla scena del crimine può influenzare significativamente le indagini. Molti specialisti del Blood Pattern Analysis "mettono in guardia" circa le valutazioni errate che possono essere indotte ignorando il contributo degli insetti (James, 1998; Bevel, 1997).

8) Ferite causate dall'entomofauna necrobionte.

Il corpo completamente vestito di una giovane donna fu trovato in un terreno con poca vegetazione in Maryland (Usa). I resti presentavano grandi masse di larve sul petto e sul collo e altre infestazioni si notavano sui palmi delle mani. Gli insetti non furono campionati, ma furono scattate numerose fotografie del corpo e del luogo di rinvenimento. Le foto furono sottoposte all'esame degli entomologi perché stabilissero se l'età delle larve fosse coerente con la data della presunta scomparsa della vittima. Ma, analizzando il materiale fotografico gli esperti poterono indicare la presenza di traumi al momento della morte non riconducibili, come descritto inizialmente, all'attività degli artropodi. Quando questa informazione fu esaminata dalle autorità, la vittima era già stata sepolta e la morte classificata come «decesso da overdose». Sulla base delle prove entomologiche la magistratura ordinò la riesumazione e una nuova autopsia, che infine rilevò incontrovertibili segni di ferite da coltello su cui le larve avevano, dopo la morte, compiuto i loro primi stadi vitali (Catts & Haskell, 1990).

9) Entomotossicologia.

Caso 1. Il corpo non identificato di una donna fu rinvenuto in una zona rurale della Finlandia. Il cadavere era in avanzato stadio di decomposizione, colonizzato da larve di ditteri, che vennero prelevate e messe in camera di crescita; in seguito venne analizzato il contenuto di mercurio degli insetti adulti. La bassa concentrazione di mercurio contenuta negli insetti adulti indicava che la vittima proveniva da una zona poco inquinata, a differenza del luogo di ritrovamento del corpo. Ulteriori analisi permisero in seguito di accertare questa ipotesi (Nortueva, 1977).

Caso 2. Il corpo senza vita di una donna di 22 anni fu trovato da un escursionista in un'area boscosa, vicino al letto di un torrente. Il cadavere era completamente scheletrizzato, coperto dagli indumenti intatti, a eccezione delle lacerazioni dovute alle intemperie del periodo post-mortem. Vicino al corpo erano presenti una lettera e una borsa contenente i documenti, una scatola di medicinali vuoti e una prescrizione medica di Phenorbital. Dopo l'identificazione, eseguita anche con esami dentali, si scoprì che la giovane aveva tentato il suicidio già cinque volte. Durante l'autopsia vennero prelevate le larve di insetti per stabilire il PMI, ma in mancanza di tessuti per analisi tossicologiche vennero utilizzati gli stessi campioni, che risultarono positivi al Phenorbital. Gli entomologi consultati identificarono le larve come di Cochliomyia macellaria e assicurarono che la droga presente negli insetti non poteva aver avuto origine da meccanismi metabolici ma dal pabulum di questi (Beyer et al., 1980). In questo caso l'analisi entomotossicologica riuscì a fugare ogni dubbio circa il farmaco utilizzato per il suicidio anche nell'impossibilità di perseguire le tecniche ortodosse della tossicologia forense.

10) Selezione dell'entomofauna dovuta allo spostamento, al seppellimento, all'immersione e all'occultamento.

Caso 1. Il corpo di una donna fu scoperto in un boschetto ombroso adagiato sul terreno, con la testa contusa, le mani legate all'altezza dei polsi e le caviglie strette con una fune. Le larve più grandi (di Cynomya cadaverina) si trovavano soprattutto sul volto della vittima e indicavano uno sviluppo di circa 5 giorni, ma questo insetto colonizza i cadaveri solo quando lo stadio di decomposizione fresca è avanzato; quindi l'ipotesi degli entomologi fu che il crimine venne commesso qualche giorno prima in un luogo diverso da quello del ritrovamento e che Cynomya cadaverina giunse solo dopo sul corpo. Altre prove della scena di morte erano in accordo con questa conclusione (Catts & Haskell, 1990).

Caso 2. Il corpo di una donna anziana venne rinvenuto nel mese di marzo sul pavimento di un alloggio della città di Venezia. Il cadavere, coperto da un vestito di lana, si trovava completamente coperto da materiale di varia natura tra cui anche cuscini e materassi. Durante l'autopsia, che certificò la morte causata da un attacco di cuore, furono campionati ditteri delle specie Calliphora vicina, Fuscina stabulans e del genere Megaselia. La strana preponderanza di esemplari di Megaselia a scapito dei Calliforidi, avrebbe potuto falsare le considerazioni entomo-tanatologiche. In realtà l'evento fu brillantemente spiegato osservando che gli adulti di Megaselia depongono le uova su piante e animali in decomposizione e nel suolo da cui le larve si muovono scavando anche a profondità di 50 cm. Questo comportamento può spiegare il motivo della loro massiccia presenza: le larve, attratte dal corpo in decomposizione, erano state in grado di "scavare" attraverso le coperture del corpo, mentre solo pochissimi esemplari delle altre specie erano stati in grado di raggiungere il corpo (Turchetto et al., 2001).

Caso 3. In novembre furono rinvenute numerose carcasse di suino, interrate abusivamente, in un terreno privato poco lontano da una città del nord Italia. Fu aperta un'inchiesta per la valutazione del tempo d'interramento degli animali e vennero chiamati, con l'incarico di periti, esperti nelle discipline di medicina veterinaria, anatomo-patologia veterinaria ed entomologia forense. Durante il sopralluogo sul terreno incriminato furono scavate, con l'ausilio di una scavatrice meccanica, sei fosse di circa 2 metri di profondità, in zone scelte arbitrariamente: in quattro dei sei punti di escavazione furono trovati resti di carcasse di suino in diversi stadi di decomposizione. Nella prima fossa si trovarono resti di carcasse, molte larve e pupe di ditteri (Helina sp. e Calliphora vicina), alcuni adulti e larve di coleotteri, mentre nelle altre fosse si evidenziarono solo carcasse od ossa di suini, nessun reperto entomologico. Le carcasse rinvenute nella prima buca presentavano alterazioni cadaveriche compatibili con un periodo d'interramento variabile tra 6 mesi e 1 anno, confermato dallo studio entomologico delle pupe di Helina sp.: tale dittero è in grado di colonizzare carcasse sepolte deponendo uova sul terreno da cui schiudono larve capaci di scendere verso il corpo sepolto. Inoltre, la presenza di altre larve di Helina sp., databili come deposte da un mese, permise di ipotizzare la sovrapposizione delle carcasse in due tempi successivi d'interramento (Appino et al., 2005). I campioni di Calliphora vicina, specie di superficie, permisero invece di accertare che alcune carcasse erano state precedentemente esposte alla superficie e solo in un secondo momento inumate. I reperti delle altre fosse furono datati un tempo massimo di 2 anni, periodo confermato dall'assenza di reperti entomologici, deteriorati nel terreno. L'insieme di tali risultati permise di accertare il compimento ripetuto e continuato di una condotta illecita.

Caso 4. Durante un'immersione ricreativa due subacquei trovarono un'automobile, capovolta sul fondo del fiume Muskegon (Michigan). All'interno fu rinvenuto il corpo di una donna. La polizia estrasse la macchina che risultò essere di proprietà del marito della vittima. Sul capo della donna i medici rilevarono contusioni che sembravano non essere state procurate dall'incidente. Il marito dichiarò di non aver più visto la donna dalla sera nebbiosa di settembre in cui si era consumato un litigio, al seguito del quale la moglie era andata via in macchina. L'automobile sembrava in buone condizioni: ciò faceva presupporre che fosse stata spinta, piuttosto che essere precipitata nel fiume in seguito a un incidente. Sebbene l'acqua fredda avesse conservato il corpo, il PMI era in ogni modo di difficile determinazione. Sull'auto gli investigatori trovarono e campionarono diversi insetti acquatici attaccati al parabrezza, al paraurti e alle portiere. Tra gli altri artropodi acquatici vennero anche rinvenuti pupari di Simulidi. Le femmine adulte dei Simulidi depongono le uova tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate. Queste rimangono nel sedimento del fondale e vanno obbligatoriamente in diapausa fino all'autunno o l'inverno, dopodiché si schiudono in larve che si attaccano a un substrato (rocce o vegetazione, in questo caso un'automobile) e si nutrono per filtrazione del particolato presente in acqua. Dopo poco, tra marzo e aprile, le larve entrano in "pupazione" e in seguito (intorno alla metà di maggio) emergono insetti adulti che escono dall'acqua e continuano il ciclo vitale come insetti alati. Basandosi sull'identificazione della specie e sulla conoscenza del ciclo di vita dei Simulidi presenti sulla macchina è stato possibile dichiarare che l'automobile doveva essere precipitata in acqua presumibilmente in autunno. Il sospettato aveva in precedenza dichiarato di aver avuto notizie dalla moglie durante l'inverno e la primavera ma ciò non era possibile in base ad alcuni parametri autoptici e ai reperti entomologici. Grazie alle informazioni ottenute dall'autopsia, dall'analisi degli insetti e basandosi su altre prove presentate dall'accusa e dai testimoni, fu provato che la donna era scomparsa l'autunno precedente e che la macchina si trovava nel fiume da circa nove mesi; ciò fu ritenuto sufficiente per condannare il marito per omicidio di secondo grado (Byrd & Castner, 2001).

11) Assenza di entomofauna.

Il corpo di un uomo venne ritrovato disteso prono sul pavimento della toilette di una stazione di servizio. Sul cadavere non vi erano evidenze di ferite, ma un braccio era stretto da un laccio emostatico e poco lontano dal corpo era presente una siringa. L'uomo era sparito da 17 giorni e la sua automobile, ritenuta abbandonata nel parcheggio della stazione di servizio, era stata rimossa giorni prima del ritrovamento del corpo. Gli inservienti dei servizi igienici, non potendo entrare nella toilette a causa della porta chiusa dall'interno, non si erano accorti della presenza del cadavere. Soltanto molti giorni dopo l'odore era diventato talmente forte da insospettire i gestori al punto di prendere la decisione di abbattere la porta. In sede di autopsia non fu possibile rinvenire campioni entomologici. La spiegazione più plausibile della mancanza di insetti si trova nel potente sistema di aerazione che eliminava gli odori dai bagni della stazione di servizio e nell'ampia grata disposta sul pavimento che ha aiutato nella percolazione dei liquami putrefattivi. L'assenza di insetti sulla scena di morte è possibile se le temperature sono molto alte o molto basse e/o in condizioni particolari di mantenimento del corpo, come luoghi sigillati, inumazione, immersione e congelamento. In condizioni normali, la totale assenza di insetti per tutta la durata della decomposizione è una possibilità remota, perché questi animali hanno caratteristiche fisiologiche che permettono loro il ritrovamento di un corpo in decomposizione anche a grande distanza e caratteristiche morfologiche che consentono l'invasione di quasi ogni luogo. Quindi, in mancanza delle succitate condizioni inibenti lo sviluppo dell'entomofauna, diventa importante non sottovalutare che sulla scena del delitto «l'assenza di tracce è di per se una traccia», principio che vale per tutte le applicazioni della criminalistica. Una volta eliminate tutte le possibili cause di isolamento e/o inibizione dello sviluppo è dunque verosimile ipotizzare uno "staging" (messinscena) attuato tramite alterazioni e spostamenti del cadavere.

12) Maltrattamenti e negligenze.

Caso 1. In un appartamento che versava in cattive condizioni di ordine e pulizia, alle 6.35 del mattino venne rinvenuto il corpo senza vita di una donna di 89 anni, che abitava insieme alla figlia. Il cadavere fu rimosso senza l'intervento di un medico e dall'osservazione delle condizioni del corpo gli inquirenti datarono la morte a molti giorni prima. Venne aperto un procedimento per occultamento di cadavere nei confronti della figlia, che però affermava di aver servito la cena alla madre la sera prima del ritrovamento. L'autorità giudiziaria ordinò un esame del corpo da parte di un anatomo-patologo il quale campionò larve di ditteri al secondo e terzo stadio. In assenza di altre informazioni tali esemplari avrebbero rappresentato il segnale di un certo lasso temporale trascorso dalla morte. Invece l'esame esterno accertò estese piaghe da decubito sulla schiena e sulle gambe, erroneamente interpretate dagli inquirenti come segni di putrefazione. L'analisi medico-legale, congiuntamente a quella entomologica, permise infine di accertare un'infestazione da parte degli insetti iniziata alcuni giorni prima del decesso, avvenuto in realtà nelle ore precedenti al ritrovamento del corpo. Caddero quindi i requisiti per un procedimento penale per occultamento di cadavere, ma fu valutata la condotta negligente della figlia dei confronti dell'anziana madre (Gherardi et al., 2004).

Caso 2. Un caso molto discusso a livello mediatico riguardò un uomo giunto all'ospedale di Chicago ferito alla gamba a causa di un incidente. Dopo diverse operazioni l'uomo fu dimesso ripresentandosi, però dieci giorni dopo al Pronto soccorso dell'ospedale con larve che fuoriuscivano dalla ferita della gamba. Gli avvocati d'entrambe le parti interrogarono i propri esperti per risalire alla data in cui tale infestazione si era originata e quindi per stabilire eventuali responsabilità. Gli entomologi stabilirono che l'infestazione era attribuibile a Phaenicia sericata, mosca abbondante nella zona di Chicago in quel periodo dell'anno. Assumendo che la temperatura sotto le bende fosse compresa tra i 29°C e i 35°C, si poté stabilire che, in tali condizioni, il tempo necessario a Phaenicia sericata per raggiungere lo stadio post-feeding è quantificabile in tre giorni dalla deposizione. In quella data il paziente si trovava in casa e non nell'ospedale, che fu scagionato da ogni responsabilità (Greenberg, 1984).

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