Dossier

La vita nell'universo

Altre palle attorno ad altre stelle

Continuando in un atteggiamento molto tolemaico ma, come abbiamo già avuto modo di spiegare, assolutamente difendibile invocando la necessità scientifica di attenerci a ciò che conosciamo, la ricerca della vita altrove passa, al momento attuale, anche dalla ricerca di pianeti simili alla Terra.

In parte questo atteggiamento così cauto proviene dalle considerazioni già sviluppate in occasione della spiegazione del significato dei vari termini presenti nell' equazione di Drake. Abbiamo ragione di pensare, almeno gli ottimisti fra noi, che tutto il cosmo è pieno di vita. Ma fintanto che non verrà scoperta, dovremo considerare la possibilità che qui sulla Terra siamo gli unici esseri viventi che siano stati in grado di sviluppare una civiltà tecnologica. Questo comporta che una branca della ricerca della vita e dell'intelligenza extraterrestre debba dedicarsi allo studio all'investigazione di quelli che sono, se ci sono, i cantucci cosmici considerabili doppioni del nostro.

La ricerca di pianeti extrasolari

E' così che allora si deve pensare di trovare dei sistemi planetari che constino di alcuni corpi orbitanti attorno a stelle della giusta classe spettrale. Questo perché le stelle più grandi e luminose del nostro Sole consumano molto prima il loro combustibile spegnendosi prima di avere dato la possibilità alla vita come la conosciamo noi di svilupparsi. Stelle più piccole del Sole avrebbero il problema di fornire uno scarso irraggiamento energetico nel loro spazio circostante. Si potrebbe pensare allora a un pianeta come la Terra posto però su un'orbita più stretta così da ricevere più luce e calore, ma questo implicherebbe una forte interazione mareale tra l'astro e il pianeta, con conseguenze disastrose per lo sviluppo della vita su quest'ultimo.

Per i sistemi multipli di stelle invece i problemi proverrebbero dalla combinazione dei due tipi di problemi precedenti. Una bella descrizione fantascientifica di questa particolare situazione astrofisica che vede la vita di tipo terrestre su un pianeta costretto a muoversi su una complicatissima orbita all'interno di un sistema multiplo di stelle è stata descritta dal grande Isaac Asimov nel suo celebre racconto breve- divenuto, in seguito al suo successo, un lungo romanzo- "Notturno".

I pianeti presenti nel Sistema Solare al quale apparteniamo si differenziano a prima vista per la qualità del materiale di cui sono composti: i pianeti interni come Mercurio, Venere, la Terra e Marte infatti presentano una superficie rocciosa mentre quelli più esterni, di dimensioni decisamente maggiori e per questo indicati come "pianeti giganti" sono gassosi. Questo si spiega semplicemente con il fatto che, della nebulosa protoplanetaria dalla quale pare si sia formato tutto il sistema Solare, gli elementi chimici più pesanti in essa contenuti non siano riusciti a sfuggire all'attrazione gravitazionale dell'astro centrale oltre l'orbita di Marte, mentre tutti gli altri elementi più leggeri sono arrivati a guadagnare distanze maggiori dal Sole rimanendo intrappolati dall'attrazione di alcuni punti più densi divenuti poi, per aggregazioni di materia successive, i cinque pianeti esterni che conosciamo.

E' chiaro che per noi il fatto di poggiare su una superficie solida è essenziale. Possiamo sicuramente teorizzare la possibilità di una civiltà in fondo agli oceani o sospesa fra le nubi, ma difficilmente sappiamo andare, nella descrizione di queste fantasiose possibilità, oltre una descrizione sommaria di come potrebbero effettivamente sussistere. Questo perché avere la terraferma sotto i nostri piedi condiziona di molto il nostro modo di pensare ogni aspetto della realtà. L'importanza del suolo duro sul quale ancorarci gravitazionalmente è così grande e da sempre riconosciuta da far dare al nostro pianeta il nome di "Terra", appunto, ovvero il luogo che ci permette di esistere. L'acqua, lo sanno tutti e non solo per sentito dire, è l'altro elemento essenziale per l'esistenza di una forma di vita terrestre e questo ci porta quindi a cercare pianeti attorno ad altre stelle come il nostro Sole che non stiano né troppo vicini alla "stufa" stellare né troppo lontani da essa, che abbiano una superficie solida sulla quale poggiare i piedi e dove l'acqua, altro elemento che cerchiamo altrove, possa raccogliersi in conche più o meno grandi. Il pianeta di tipo terrestre però, per continuare ad avere acqua nella fase liquida, deve potere disporre di un'atmosfera composta dalle sostanze che sappiamo esserci essenziali. Ma se la Terra fosse più piccola, la sua forza di gravità non riuscirebbe a trattenere le particelle gassose che con il loro contenuto energetico medio avrebbero delle velocità abbastanza elevate da sfuggire nello spazio esterno.

Insomma, se proprio dobbiamo cercare un pianeta adatto per la vita, che questo sia una copia (bella o brutta, non importa) del nostro. Paradossalmente, anche dopo diversi millenni di evoluzione culturale umana stiamo cercando ancora gli elementi fondamentali delle antiche cosmologie: terra, acqua e aria poste attorno al fuoco delle fornaci stellari.

La ricerca viene ormai condotta con diversi metodi che potrebbero in alcuni casi apparire grossolani fintanto che non si considera il dato che questo ambito di ricerca è ancora giovanissimo: la prima scoperta di pianeti extrasolari risale ad appena il 1992! Da allora abbiamo compiuto passi incredibili nell'affinamento delle tecniche che ci hanno condotti nel giro di appena un decennio alla scoperta di circa un centinaio di pianeti orbitanti attorno ad altre stelle. Uno dei metodi usati è dato dallo studio spettroscopico delle stelle osservate. Tale analisi ci permette infatti di osservare i minimi spostamenti di una stella verso di noi e verso la direzione opposta indotti dalla presenza di un pianeta orbitante attorno a essa. Questo avviene a causa della legge di azione e reazione scoperta da Isaac Newton e farebbe sì che anche il Sole da una certa distanza rivelerebbe la presenza di tutto il suo corteo di pianeti che, trattenuti da lui in orbite circolari, con la loro massa gli impongono comunque dei piccoli movimenti oscillatori supplementari rispetto al suo moto proprio.

Un altro metodo consiste nell'osservare le eventuali attenuazioni periodiche che potrebbe subire la luce di una stella per il semplice fatto che il transito di un pianeta che si frappone tra essa e noi ne bloccherebbe temporaneamente parte della luce creando, a tutti gli effetti, una eclissi extrasolare. Questi due metodi riescono al momento a vedere indirettamente la presenza di pianeti cosiddetti "Gioviani", ovvero così grossi da fare risultare il loro effetto sulla stella amplificato rispetto a quello che può causare un pianeta delle dimensioni modeste come la nostra Terra. In pratica, se qualche alieno puntasse strumenti come i nostri verso il Sole, probabilmente sarebbe in grado di vedere gli effetti della presenza di Giove e di Saturno, ma non riuscirebbe ad avere una prova chiara dell'esistenza di pianeti di taglia più piccola come quelli "tellurici".

Probabili segnali di vita

Ciò non esclude che presto si sarà in grado di migliorare la nostra strumentazione così da ovviare al problema. Addirittura pare che presto disporremo di telescopi ottici talmente potenti da riuscire a ottenere una prova visiva "diretta" dell'esistenza di altre Terre.

Ed è proprio per tale scopo che si sta provvedendo alla realizzazione di strumenti ottici estremamente potenti da porre in orbita così da evitare il "disturbo" arrecato alle osservazioni dalla presenza della nostra atmosfera.

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