Dossier

Biocarburanti, opportunità energetiche in espansione

A caccia di nuove materie prime

Sull’ onda del detto “non si butta via niente” nato molti anni or sono per esaltare la versatilità d’uso delle singole parti del maiale, oggi si moltiplicano le iniziative nella ricerca di nuove fonti energetiche. Oltre ai classici residui agroalimentari e forestali, alle deiezioni animali, ai rifiuti urbani, la cronaca recente porta alla ribalta nuovi progetti per estrarre energia da materie prime inusuali.

L’olio utilizzato per la produzione delle specialità alimentari della cucina fast-food, fornite dai leader del settore in Gran Bretagna, insieme con scarti di grasso animale e semi di colza, dovrebbe alimentare un impianto da 35 Mega Watt in grado di produrre annualmente l’ energia sufficiente al fabbisogno di circa 60.000 abitazioni e circa 200.000 tonnellate di biodiesel. Convinti i sostenitori ed i finanziatori dei progetto, molto meno gli abitanti della zona dove sorgerà la centrale, preoccupati per la possibile produzione di esalazioni odorose.

Arance spagnole Sul fronte delle materie prime da destinare alla produzione energetica si può citare il caso delle arance di Valencia, che oltre al pieno di vitamine potrebbero nel prossimo futuro essere utilizzate per fare il pieno alle automobili. La zona agricola spagnola ha una forte vocazione per l’agrumicoltura, attività che fornisce materia prima per l’industria dei succhi di frutta, che a sua volta produce una considerevole quantità di polpa avanzata dalla spremitura. Questi residui sono attualmente utilizzati per essere trasformati a mangime, ma, visto l’elevato tenore zuccherino e le tecnologie esistenti, potrebbero diventare materia prima per bioetanolo. Ai residui si potrebbero aggiungere, affermano i sostenitori dell’iniziativa, le arance che normalmente vengono lasciate sugli alberi perché la convenienza economica non ne giustifica la raccolta.

La ricerca di nuove fonti non si limita alla terraferma. Una società spagnola sta studiando un metodo per ottenere un carburante alternativo derivante dalla colture di plancton in contenitori particolari, dai quali è possibile fare agevolmente la “raccolta” del liquido energetico. Per il momento lo studio ha permesso di arrivare ad un carburante non raffinato, ma pare ci siano le premesse per ottenere nel giro di poco un prodotto finito vero e proprio, decisamente concorrenziale con la benzina normale dal punto di vista economico.

Entro il 2010 potrebbe entrare in funzione un sistema di filtraggio della CO2 emessa dalle ciminiere, realizzato su di un progetto di uno scienziato del MIT che prevede di utilizzare per lo scopo delle alghe, utilizzabili poi per la produzione di biocarburante. Il progetto sfrutta una tecnologia sviluppata dallo scienziato per la NASA negli anni '90 per lo sfruttamento della capacità delle alghe di catturare il 40-80% delle emissioni di CO2 e oltre l'80% degli ossidi di azoto. La successiva riconversione in biocarburante sarebbe poi realizzabile in quanto le alghe presenterebbero un rendimento più elevato rispetto ad altre biomasse nella produzione di biocombustibili.

L’ ipotesi di utilizzo senz’altro più “sostenibile” sembra essere infine quella annunciata da una ditta neozelandese attiva nel settore delle energie rinnovabili: grazie a batteri particolari, produrre etanolo direttamente dal monossido di carbonio, presente negli scarichi dei veicoli, invece che dai carboidrati presenti nei vegetali. Un progetto pilota appena finanziato dovrà testare la fattibilità del processo.

Riassumendo, le fonti autorevoli che hanno voce in capitolo sulle nuove forme di energia rinnovabili, come la multi-agenzia ONU dell’Energia, invitano a procedere con cautela. L’ osservazione e la sperimentazione delle diverse opportunità deve essere suffragata dall’analisi oggettiva dei risultati, per guidare le scelte future sulle risorse effettivamente ed efficacemente sfruttabili, evitando facili entusiasmi privi di effettivo valore scientifico.

Per approfondimenti sulle valutazioni più recenti sui biocarburanti http://esa.un.org/un-energy/pdf/susdev.Biofuels.FAO.pdf

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