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Lotta alla Malaria: tra profilassi e futuri vaccini

Il punto sui progressi della ricerca sulla Malaria e dell'eventuale utilizzo di un vaccino per debellarla.

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Attualmente la malaria provoca ogni anno da 400 a 500 milioni di nuovi malati, in prevalenza in Africa, Asia e Sud America e causa la morte di 0.7 a 2.7 (a seconda delle stime) milioni di pazienti ogni anno, prevalentemente bambini africani al di sotto di 5 anni. Il 40% della popolazione mondiale vive in zone malariche e ogni anno circa 10.000-30.000 viaggiatori europei e americani si ammalano di malaria.

Il parassita che provoca la forma più grave e diffusa della malaria, il Plasmodio falciparum è trasmesso all’uomo dalla puntura di zanzare Anopheles infettate succhiando il sangue di una persona infetta. Il parassita ha un ciclo vitale molto complicato, che si svolge in parte nell’uomo (nel fegato e nei globuli rossi [eritrociti] del sangue, coinvolgendo però altri organi, come cervello, milza, midollo osseo e placenta) ed in parte nella zanzara.

Da qui la complessità e la difficoltà di comprendere come la malattia si sviluppa nell’uomo. Lo studio della malaria interessa biochimici, biologi molecolari, farmacologi, immunologi, epidemiologi, entomologi, parassitologi, clinici esperti in malattie infettive e tropicali, che si servono delle più moderne tecnologie disponibili nelle rispettive discipline.

Ciclo vitale del Plasmodio della malaria

La scuola malariologica italiana è stata in passato una delle migliori del mondo. Scomparsa la malaria in Italia dopo la seconda guerra mondiale, si sono ridotte le risorse e sono quasi scomparsi i malariologi. Attualmente, i finanziamenti pubblici per studiare la malaria sono praticamente inesistenti.

I ricercatori italiani che si occupano di malaria hanno costituito l’Italian Malaria Network, operativo dal 1 gennaio 2007. Il Network è strutturato in unità di ricerca raggruppate in cinque aree tematiche (“cluster”), che coprono le “aree calde” di maggior interesse malariologico. Il Network è attualmente supportato dalla Compagnia di San Paolo con un finanziamento di circa mezzo milione di euro, utilizzato per istituire 11 posti biennali di assegnista universitario. Il Cluster 1 è coordinato dal prof. Paolo Arese (che è anche l’attuale coordinatore del Network). E’ localizzato nell’Università di Torino. Temi di ricerca: la biochimica del parassita e delle sue interazioni con il globulo rosso e con cellule (monociti, cellule dendritiche) che difendono l’ospite umano dal parassita. Costituito da una quindicina di persone, fra cui due professori ordinari, due ricercatori universitari, dottorandi e post-doc.

La malaria è ancora un grave problema di salute pubblica nei paesi tropicali. Dati allarmanti che dimostrano un aumento della malaria negli ultimi due decenni hanno portato ad un aumento delle risorse dedicate al controllo di questa patologia. Recentemente gli interventi sono aumentati, includendo, il trattamento di aree paludose con insetticidi e l’uso di terapia di attacco a base di artemisinina associata con altri antimalarici. Questi interventi, assieme con la crescente urbanizzazione e l’aumento globale della temperatura stanno cambiando l’epidemiologia della malaria. Malgrado la diminuzione dell’incidenza della malaria in aree limitate, non bisogna abbassare la guardia, perchè l’efficacia dell’attuale strategia di controllo è minacciata dalla crescente resistenza delle zanzare Anopheles agli insetticidi e dall’insorgere di resistenza all’artemisinina.

Senza dubbio c’è assoluta necessità di un vaccino. La ricerca per crearlo è iniziata 70 anni fa e malgrado sforzi vigorosi il successo è per ora limitato. Lo sviluppo del vaccino si scontra con numerose difficoltà e problemi. Anche se la conoscenza del genoma del parassita ha allargato la scelta dei potenziali antigeni candidati, è difficile controllare i meccanismi immunitari e agire efficacemente contro i molteplici stadi di sviluppo del parassita. I principali ostacoli nello sviluppo del vaccino sono l’assenza di indicatori di protezione accettati da tutti i ricercatori, le incerte analogie fra modelli animali di malaria e la malattia nell’uomo, la scarsa immunogenicità degli antigeni ed il formidabile ostacolo della molteplicità dei parassiti.

Malaria2 Recentemente sono stati ottenuti risultati promettenti con alcuni vaccini, in sviluppo da circa dieci anni. Questi vaccini in fase avanzata di sviluppo, usati in trials di fase 3 in numerosi Paesi, hanno una efficacia parziale e forniscono una protezione di breve durata. E’ quindi incerto se i vaccini attualmente in studio potranno essere di reale efficacia a lungo termine.