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Cindia, la ricerca come motore di sviluppo. Ne parla la prof.ssa Gullino

Abbiamo intervistato il Direttore di AGROINNOVA, la professoressa Maria Lodovica Gullino, sugli intensi rapporti di collaborazione recentemente stabiliti con due potenti nazioni asiatiche per sviluppare specifiche attività di ricerca e formazione.

A fine giugno Agroinnova ha ospitato l’incontro “Cindia: la ricerca come motore di sviluppo”. Per l’occasione avete utilizzato un nome curioso per un continente astratto, fatto di due sole nazioni, che ci parla di un oriente in espansione e non più così lontano. Come si svolge al momento il lavoro di collaborazione tra Torino, la Cina e l’India?

In effetti il titolo dell’incontro del 21 giugno, oramai consueto appuntamento di inizio estate di AGROINNOVA con la stampa, è stato preso in prestito da Rampini, giornalista di Repubblica, autore di un interessante libro intitolato proprio Cindia! AGROINNOVA coordina e realizza in Cina dal 2000 un ampio programma di cooperazione nel settore agro-ambientale finalizzato alla ricerca, alla formazione e al trasferimento tecnologico nel campo dell’agricoltura sostenibile. Le attività in Cina sono iniziate nel 2000, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, nel quadro delle principali convenzioni e protocolli internazionali sull’ambiente (ad es. Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici, Protocollo di Montreal sulle sostanze pericolose per la fascia di ozono stratosferico, Protocollo di Cartagena per la Conservazione della Biodiversità, Convenzione di Stoccolma sugli Inquinanti Organici Persistenti, Convenzione per la Lotta alla Desertificazione) e sono poi proseguite anche in collaborazione con altri Enti ed Agenzie internazionali (Unione Europea, Ministero degli affari esteri, Ministero della Ricerca e dell’Università, ...). Più recentemente, AGROINNOVA ha iniziato a collaborare con Istituzioni indiane. Le attività svolte riguardano due paesi e tematiche (agricoltura sostenibile e sicurezza alimentare) di estrema attualità nel panorama economico e politico internazionale. L'attività di cooperazione è tesa alla risoluzione di questioni pratiche connesse al tema della difesa delle piante che, inteso nel suo significato più ampio, rappresenta oggi un argomento di grande attualità anche per le dirette e complesse affinità con problematiche di tipo ambientale (inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo) e igienico-sanitario (sicurezza alimentare) che polarizzano l'attenzione dell'opinione pubblica.

Quali sono i progetti attuali di ricerca e su quali temi pensa si svilupperanno in prospettiva le future collaborazioni asiatiche?

Il programma di cooperazione tra Italia, Cina e India nel campo dell’Agricoltura sostenibile rientra in una serie di accordi istituzionali. Si citano in particolare gli accordi tra Università di Torino e Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, tra Università di Torino, China Agricultural University e Chinese Academy of Agricultural Sciences, finalizzato allo scambio di ricercatori. Le attività svolte fanno capo ad una serie di progetti finanziati e/o co-finanziati da Enti diversi, in collaborazione con imprese che hanno anche consentito una produzione scientifica comune.

Terrazze coltivate in Cina I progetti nel campo dell’agricoltura sostenibile puntano alla promozione del modello italiano dell’agricoltura sostenibile per la protezione dell’ambiente, del cibo sano e sicuro, del quadro normativo che lo promuove e lo tutela, delle strategie e tecnologie messe a punto in Italia per garantire produzioni rispettose dell’ambiente. In agricoltura tutela della salute del consumatore e protezione ambientale viaggiano sullo stesso binario. Come la protezione ambientale, anche la tutela della salute consumatore è ormai diventata una questione che va affrontata a livello globale, una partita che non può essere giocata solo in casa ma che richiede interventi mirati oltre confine.

In campo formativo si punta alla diffusione di conoscenze tecniche e scientifiche aggiornate, alla formazione di personale capace di interiorizzare le innovazioni e guidare il cambiamento in un’ottica sostenibile, sia come esperti del settore industriale sia come funzionari delle amministrazioni pubbliche o operatori del mondo accademico. L’attenzione è rivolta anche al miglioramento degli standard di qualità dei prodotti agro-alimentari, soprattutto in risposta ad una aumentata domanda interna di prodotti biologici e come strumento di incentivazione delle esportazioni.

Per quanto riguarda il futuro, la necessità di aggiornamento tecnico, scientifico, gestionale e normativo delle amministrazioni cinesi e indiane sta aumentando e richiede nuovi approcci e competenze. Non va, infine, dimenticato che forme di agricoltura sostenibile garantiranno anche un miglior reddito per gli agricoltori, oltre che una maggiore tutela della loro salute e un miglioramento delle condizioni di vita. In questo contesto, la cooperazione con l’Europa è particolarmente ricercata. Cina e India riconoscono, infatti, le forti capacità e potenzialità innovative dell’Europa, in termini sia normativi sia tecnologici e sociali. La speranza è che dal vecchio continente non giungano soltanto minacce di misure doganali contro la competizione “asiatica”, ma anche le voci di chi ha la consapevolezza che Cina e India rappresentano una grossa opportunità di mercato per chi sa investire in innovazione, ricerca e sviluppo.

Quali opportunità di lavoro in Italia e all’estero ci sono per i ricercatori di Agroinnova che seguono i progetti di ricerca con Cina e India?

Una giovane ricercatrice indiana Attualmente, grazie alla disponibilità di finanziamenti nazionali ed internazionali, cinquanta giovani italiani, cinesi e indiani sono coinvolti nell'attività di ricerca, sperimentazione e formazione nell’ambito di numerosi progetti di cooperazione nel campo dell’agricoltura sostenibile. In particolare sette dottorandi cinesi e quattro giovani ricercatori indiani sono attualmente ospiti di AGROINNOVA per periodi variabili, secondo il progetto in cui sono coinvolti, da dodici fino a trentasei mesi.

Sono prevedibili sviluppi e benefici per altri settori di ricerca correlati al vostro e per le aziende italiane?

Il programma di cooperazione di AGROINNOVA in Cina e India, che si inserisce nel quadro del programma di internazionalizzazione dell’Università di Torino e dei più ampi progetti di cooperazione avviati dai governi italiano, cinese e indiano, ha già permesso di costruire una partnership molto ampia tra Università, Enti e imprese, estremamente efficace. E’ grazie a questa collaborazione che viene fornita all’agricoltura cinese (e in futuro a quella indiana) un’assistenza concreta nella delicata fase di transizione a modelli produttivi ambientalmente sostenibili, oltre all’ assistenza e alla consulenza tecnica qualificata per l’elaborazione di norme e programmi. La portata dell’iniziativa permette perciò di coinvolgere imprese, istituti accademici, centri di ricerca pubblici e privati a livello nazionale ed internazionale e di stimolare sinergie finanziarie per la realizzazione di programmi più completi e incisivi.

Come appena descritto, il vostro Centro incarna una visione nuova del rapporto Università – mondo del lavoro non solo nei confini nazionali. Vuole chiudere il nostro incontro con quattro parole che definiscano l’anima di AGROINNOVA?

Passione per la ricerca, innovazione, entusiasmo, internazionalizzazione.

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