Personaggi

Francesco Ferrara (1810 - 1900)

Titolare della cattedra di economia politica a Torino, collaborò a vari giornali tra i quali «Il Risorgimento» di Cavour, «Il Parlamento» e «L’Economista».

Nato a Palermo il 7 dicembre 1810, Francesco Ferrara ebbe una formazione da giovane aristocratico. Studiò dai padri gesuiti e Filippini e intraprese il corso di laurea in medicina che poi abbandonò per dedicarsi agli studi economici e sociali. Nel 1833 entrò alla direzione centrale di statistica di Palermo e nel 1836 fondò il «Giornale di Statistica». Nel 1844 divenne segretario della Camera di commercio di Palermo e diede vita al «Giornale di Commercio». Nello stesso anno avanzò la sua candidatura al concorso per la cattedra di economia politica all'Università di Palermo, ma poi si ritirò a favore dell'amico Raffaele Busacca. Per la sua attività antiborbonica fu arrestato nel gennaio 1848, e liberato dal popola palermitano quando la rivoluzione era ormai vittoriosa. Entrato a far parte del comitato rivoluzionario partecipò alla commissione che doveva preparare l'atto di convocazione del parlamento di Sicilia e venne eletto deputato alla Camera, sostenendo un programma costituzionalista e federalista. Prese parte alla commissione diplomatica inviata a Torino per offrire al duca di Genova la corona siciliana. A Torino, una volta soffocata la rivoluzione siciliana, si trasferì in esilio. Qui ottenne nel 1848 la cattedra di economia politica e collaborò a vari giornali: «Il Risorgimento» di Cavour, «La croce di Savoia», «Il Parlamento», «L'Economista». Sempre a Torino curò la pubblicazione delle prime due serie della Biblioteca dell'Economista che uscì per i tipi della casa editrice Pomba. Nel 1858, per motivi disciplinari, fu costretto ad abbandonare la cattedra torinese e si trasferì all'università di Pisa. Rientrato in Sicilia dopo l'impresa dei Mille, si batte per l'autonomia siciliana e prese parte ai lavori del Consiglio straordinario di Stato per la Sicilia. Nel 1861 tentò di farsi eleggere deputato al Parlamento italiano ma senza successo. Avvicinatosi a Quintino Sella ottenne la nomina a direttore delle imposte e a consigliere della Corte dei conti. Nel 1868 fondò a Firenze la Società di economia politica e nel 1874 la società Adamo Smith. Nel 1868 fu nominato direttore della nuova scuola superiore di commercio di Venezia. Riprese la pubblicazione dell'«Economista», organo della società Adamo Smith. Nel 1867 fu nominato ministro delle finanze del governo Rattazzi battendosi per la vendita dei beni ecclesiastici e l'abolizione del corso forzoso. Si dimise dopo pochi mesi, partecipando intensamente, spesso tra i banchi dell'opposizione, all'attività parlamentare. Fu nominato senatore del regno nel 1881. Morì a Venezia nel 1900.

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