Dossier

La psichiatria in Piemonte

Trasformazioni strutturali del manicomio

E' manifesta la rilevanza delle innovazioni strutturali portate nell'800 nei manicomi sia come creazione ex-novo di un diverso ospedale (Torino, Genova, Siena, Reggio Emilia) sia come modificazioni portate in antiche sedi (Milano, Venezia, Aversa, ecc.).

Ingresso dell'Ospedale Psichiatrico di Via Giulio a Torino La trasformazione dell'asilo torinese nel Regio Manicomio avviene con la costruzione (fra il 1828 e il 1836, con frequenti interruzioni per carenza di fondi) della sede di via Giulio (che la voce pubblica prende a indicare come "l'albergo dei due Pini") e a partire dal 1850 come succursale nella Certosa di Collegno. La sede intraurbana è di circa 7.000 mq e insta su un terreno di quasi 23.500 mq. Il luogo appare «sufficientemente appartato dalla città per non riuscire di incomodo al vicinato, ben esposta e ventilata, con il prospetto di campagna» (Archivio Stato, sez. 1, Mazzo 225, 1828). Il che è rilevante nell'ambito del dibattito allora in atto (vedi, ad esempio, Parchappe 1856) circa: l'ubicazione delle nuove strutture, l'architettura manicomiale, l'ergoterapia come strumento di "ravvedimento", il miglioramento delle condizioni di vita dei folli "incurabili" (innocui o no), ecc. I lavori di sbancamento delle fondazioni militari e di distruzione delle ghiacciaie (che davano il nome alla via) avevano avuto inizio nel 1818. Queste erano continuate con la partecipazione attiva dei ricoverati, sì che nell'aprile 1836 venivano ricoverati i primi pazienti e il 13 maggio 1836 Re Carlo Alberto visitava il nuovo edificio (progettato dall'arch. Talucchi). In quello stesso anno esso veniva visitato anche dall'Esquirol e da Brierre de Boismont.

Visita all'interno dell'Ospedale Psichiatrico di Via Giulio Essi erano stati favorevolmente impressionati pur criticandone alcuni aspetti: illuminazione, igiene delle latrine, separazione dei reparti maschile e femminile. Bonacossa (1849) constatava, a sua volta, deficienze organizzative. Tra queste la permanenza dei folli per mesi in carcere prima di inviarli al manicomio, un censurabile regime alimentare, un eccessivo sovraffollamento senza osservazione né mezzi di occupazione lavorativa, ecc.). Si tratta di critiche proprie dei tempi e non significatamente esclusive per la sede torinese.Ma la costruzione (progettata per 400 pazienti) si rivela presto insufficiente.

Stante la necessità di nuovi locali, si opera la scelta sull'antica Certosa di Collegno, risalente al 1600, di proprietà dei Certosini, che finiscono col venderla, abbandonandola definitivamente nel 1855. Vi si costruiscono nuovi padiglioni per reparti, laboratori, servizi, oltre a una colonia agricola (1876).

L'ingresso dell'Ospedale Psichiatrico di Collegno

I ricoverati, che nel 1834 ammontavano a 349, aumentano progressivamente: 457 nel 1844, 508 nel 1854, 832 nel 1864, 891 nel 1874, 921 nel 1884, 1117 nel 1894, 1786 nel 1904, 2010 nel 1914, 2881 nel 1924. Il che significa che, in novant'anni, i pazienti si erano moltiplicati per più di otto volte. Tale fenomeno piemontese rispetta l’andamento generale italiano quale risultante ad esempio dai dati del Verga (per 1875-1888), Tamburini (1896), commissione Santoliquido (1898), e appare come la «risposta moderna della società borghese nei confronti della follia e degli elementi di incertezza e di turbamento che essa apporta ad una ordinata e prevedibile gestione dei rapporti sociali» (Canosa 1979). Ma vi è di più: si tratta del nuovo rango, anche accademico, che gli alienisti hanno acquisito.

Suggerimenti