Dossier

La psichiatria in Piemonte

Novità nel trattamento

Già si è detto che la caratteristica dominante dell'asilo per i folli non era stata la cura, ma la esclusione. Il suo fine primario era il controllo sociale attraverso una successione di stadi che L. Von Stein ha descritto nel 1997.

In Piemonte i primi ospizi per i pazzerelli, compaiono nel 1700. La scena è dominata da catene, brutalità, violenze, assenza di tutela nel trasporto, ricovero, gestione e dimissione del paziente, assistenza medica, lavoro, riservatezza: unica sostanziale differenza essendo fra poveri e paganti. Secondo Trompeo (1830) la mortalità fra i ricoverati torinese era del 33,5%. Quali fossero le cure già si è detto; per quanto concerne quella "morale", essa era costituita da bassi lavori di casa, partecipazione a compiti di edilizia, nonché a non meglio precisate "divagazioni" e giochi. Si che (poco importando i sentimenti del paziente) vi è notevole distanza tra la prassi e le regole del Leuret (1840). Quest’ultimo auspicava infatti l'impegno ragionato di tutti i mezzi che «agiscono direttamente sull'intelligenza e sulle passioni degli alienati». Per un mondo psichiatrico dominato dall'organicismo non ci si poteva attendere molto di diverso.

Occorreranno decenni, perché la situazione si modifichi in rapporto alle novità della farmaco elettro e psicoterapia. Esse si affermeranno soltanto nel nuovo secolo (malarioterapia, insulinoterapia, elettroshock, psicanalisi, neurolettici, comunità terapeutica, psichiatria del territorio, ecc.) e hanno totalmente modificato lo strumentario psichiatrico.

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