Dossier

Storia moderna e contemporanea

Gli storici-funzionari nel Piemonte sabaudo

Carlo Felice L’opprimente atmosfera che avvolse il Piemonte dal ritorno dei Savoia (1814) alla morte di Carlo Felice (1831) cominciò molto lentamente a cambiare quando a Carlo Felice successe Carlo Alberto. Il nuovo sovrano si avviò con estrema cautela su quel cammino che l’avrebbe infine portato nel 1848 a concedere lo statuto. I moti del 1821, pur soffocati, avevano lasciato il segno, né senza echi furono in terra subalpina i moti europei e italiani del 1830-31. Già durante la Restaurazione la storiografia aveva mostrato interesse per tendenze e metodi di ricerca provenienti dalla Germania (Ranke, Leo, Savigny, fondatore, quest’ultimo, della scuola storica del diritto) e dalla Francia (Guizot, Thierry). Duraturo successo arrise all’Histoire des républiques italiennes au Moyen Âge (1807-1809; 2ª ed. 1809-18) del ginevrino Sismondi, che aveva ricostruito le vicende delle città libere italiane fino al 1503. A Sismondi pensava Luigi Cibrario quando componeva Delle storie di Chieri (2 voll., 1827), mentre il sardo Giuseppe Manno, segretario privato di Carlo Felice, si mostrava ostile alle idee liberali e ammiratore dell’Antico Regime nella Storia di Sardegna (4 voll., 1825-27), pur aperta agli aspetti più diversi della vita isolana (l’opera terminava con il 1773).

Negli storici piemontesi che si formarono, o completarono la loro formazione, o raggiunsero la maturità tra il 1814 e il 1848 sono ravvisabili alcuni tratti comuni: liberalismo, moderatismo, devozione alla dinastia, passione politica e patriottica. Un altro elemento comune consisteva nel fatto che quegli storici erano storici-funzionari: alti burocrati, deputati, diplomatici, collaboratori a vario titolo di uomini politici, membri di istituzioni culturali. Se non si debbono perdere di vista le differenze, certo non di poco conto, tra un personaggio e l’altro (si è già accennato, per esempio, alla posizione di Manno), l’insieme delle caratteristiche testé segnalate rimanda a un nesso strettissimo storiografia-politica. Gli autori si proposero sia di destare una coscienza nazionale e di plasmare un’opinione pubblica moderata sia di esaltare il ruolo fondamentale della monarchia sabauda nella storia d’Italia, il che si suole denominare «sabaudismo». Un tale intento pedagogico si trasmise di generazione in generazione, e continuò ad agire ben oltre il 1861, sebbene il raggiungimento dell’Unità costringesse a ripensare temi e compiti della storiografia.

Prospero Balbo Nel 1833 Carlo Alberto istituì la Regia Deputazione sovra gli studi di Storia patria, a presiedere la quale fu chiamato Prospero Balbo, onusto di allori accumulati in una carriera iniziata nell’Antico Regime. La volontà di dare impulso a un’attività di ricerca specialisticamente connotata si univa all’esplicito proposito di esercitare una funzione di indirizzo e di controllo dall’alto. Su documenti che gli erano stati a lungo negati Federico Sclopis, di irreprensibile moderatismo, poté infine costruire Degli stati generali e d’altre instituzioni politiche del Piemonte e della Sardegna, apparso nel 1851. L’opera principale di Sclopis, magistrato e uomo politico, è la Storia della legislazione italiana, grandioso quadro di storia politica (1ª ed. 1840-57; edizione definitiva 1863-64, con l’aggiunta di un volume che riguardava il periodo 1789-1847).

La Deputazione promosse la pubblicazione, più o meno accurata, degli Historiae patriae monumenta, in prevalenza relativi al medioevo. Ma dal 1681 al 1798 si estendeva la preziosa raccolta in 29 voll. (1820-68) di testi legislativi piemontesi allestita da Felice Amato Duboin con alcuni collaboratori. Di collaboratori si giovò anche Goffredo Casalis, che non fu mai accolto tra i membri della Deputazione (né dell’Accademia delle Scienze), per il suo multidisciplinare e utilissimo Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna (28 voll., 1833-56).

Carlo Alberto Uno dei membri più operosi della Deputazione fu Luigi Cibrario, che, essendo soprattutto un medievista, ricorderemo qui per Origine e progressi della monarchia di Savoia, che nella seconda edizione (1869) si spingeva fino al 1850 (1ª ed. in 2 voll. 1850). Tra coloro che si erano rivolti a Carlo Alberto perché istituisse la Deputazione c’era il poligrafo Giuseppe Manno, che nel corso della sua vita collezionò una serie di cariche prestigiose. La sua Storia moderna della Sardegna dall’anno 1773 al 1799 (2 voll., 1842) era fortemente condizionata sia dall’ostilità dell’autore al liberalismo sia dalla sua propensione ad attribuire i grandi avvenimenti a piccole cause. L’angustia della prospettiva era però spesso riscattata da un impianto saldo e coerente, da un’approfondita conoscenza delle fonti, da una narrazione vigorosa.

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