Dossier

Storia moderna e contemporanea

Da Ercole Ricotti a Domenico Carutti: il Risorgimento e i problemi dell’Unità

E. Ricotti Vincitore del concorso bandito nel 1836 dall’Accademia delle Scienze sul tema delle compagnie di ventura risultò nel 1838 il giovane vogherese Ercole Ricotti, che si era laureato in ingegneria nel 1837. Convertitosi agli studi storici, autore di una ponderosa Storia delle compagnie di ventura in Italia (4 voll., 1844-45), Ricotti ottenne nel 1846, grazie all’appoggio di Cesare Balbo, figlio di Prospero, la prima cattedra di Storia moderna istituita a Torino. Dapprima denominata Storia militare d’Italia in virtù delle specifiche competenze di Ricotti, la cattedra assunse nel 1847 la denominazione Storia moderna, rimasta tale quando con decreto reale del 9 ottobre 1848 la Facoltà di Scienze e Lettere fu scissa in Facoltà di Belle lettere e Filosofia e in Facoltà di Scienze fisiche e matematiche. Nasceva così la Facoltà di Lettere, e al suo interno era definitivamente acquisito l’insegnamento di Storia moderna, comprendente tutti i secoli successivi alla caduta dell’Impero romano.

Nel 1846, l’anno in cui a Ricotti fu assegnata la cattedra di Storia militare d’Italia, il cattolico-liberale Cesare Balbo pubblicò il Sommario della storia d’Italia (propriamente: Della storia d’Italia fino all’anno 1814. Sommario). L’autore non vi giungeva certo impreparato, essendosi già cimentato in opere storiche, osservazioni metodologiche, dissertazioni, traduzioni. La narrazione prendeva le mosse dal 2600 a.C., e nell’Appendice dell’edizione fiorentina postuma del 1856 si protraeva fino al 1848, dedicando qualche riga anche ai moti piemontesi del 1821, cui lo stesso Balbo aveva partecipato, com’è stato argutamente scritto, da «semi-congiurato». C. Balbo 1848 All’età moderna (distinta dall’antichità e dal medioevo) e all’età contemporanea spettava quasi la metà del volume. Due i temi su cui l’autore non cessava d’insistere: da un lato il ruolo progressivo del cristianesimo, dall’altro la mancanza d’indipendenza e l’indipendenza come meta cui tendere. Sullo sfondo rimaneva invece l’idea unitaria. Durissima la condanna dell’illuminismo e della Rivoluzione francese in blocco. Per contro, veniva esaltato Luigi XVI, «non solamente principe buono, ma liberale, e solo liberale de’ tempi suoi; ondeché la morte di lui fu insieme delitto di lesa maestà, lesa sovranità, lesa nazionalità, lesa liberalità, lesi progressi, lesa civiltà». Nel Sommario, di carattere divulgativo, Balbo si palesava animato da una «passione trascinatrice di apostolo». (N. Valeri) Di qui la fortuna del libro, nel quale si riconobbero patrioti dei più diversi orientamenti e sul quale si formarono al patriottismo generazioni di italiani.

A Cesare Balbo dedicò nel 1856 una meditata biografia Ercole Ricotti, titolare per quasi quarant’anni della prima cattedra torinese di Storia moderna. Tornato all’insegnamento dopo aver combattuto nella prima guerra d’indipendenza, pubblicò in sei volumi, tra il 1861 e il 1869, la Storia della monarchia piemontese, che andava da Carlo III di Savoia a Carlo Emanuele II (la data finale era il 1675).Cesare Balbo e i moti del 1821 Utilizzando un ingente materiale archivistico, la Storia privilegiava gli avvenimenti politici e militari, ma non escludeva completamente gli aspetti economico-sociali. Nel volume III (1865) Ricotti mostrava di avvertire lucidamente la tensione tra storia regionale e storia nazionale ora che una situazione affatto nuova era venuta a crearsi nel 1861 con l’unità d’Italia. Egli compose anche, procedendo per grandi linee, Breve storia della costituzione inglese (1871), Della rivoluzione protestante (1874), La Rivoluzione francese dell’anno 1789 (postuma, 1888). Se netta era la sua preferenza per l’Inghilterra, Ricotti – cattolico convinto – seppe riconoscere i meriti della Riforma protestante (da lui chiamata «rivoluzione»). Sulla Rivoluzione francese, di cui non narrava l’intera vicenda, arrestandosi al 4 agosto 1789, pronunciò un giudizio severo, ma in essa individuò anche, differenziandosi da Balbo, importanti elementi positivi. Perciò poteva scrivere che grazie alla Rivoluzione francese «s’acquistò l’uguaglianza civile».

Frontespizio opera di . Bianchi Antimazziniano accanito e fervente ammiratore di Cavour, Nicomede Bianchi, di origini reggiane, acquistò celebrità con la Storia documentata della diplomazia europea in Italia dall’anno 1814 all’anno 1861 (8 voll., 1865-71). Sebbene non fosse impeccabile nella riproduzione e nell’utilizzazione dei documenti, e sebbene esagerasse il ruolo della diplomazia piemontese, l’autore fece conoscere una mole imponente di materiali e aprì la via a ricerche successive. Nei quattro volumi (1877-85) della Storia della monarchia piemontese dal 1773 al 1861, rimasta interrotta al 1814 per la morte dell’autore, Bianchi si avventurava, senza troppo approfondire, nei campi più diversi, dalla finanza all’economia alla cultura. Veemente la sua requisitoria contro il velleitario e inetto Vittorio Amedeo III, ma ciò non implicava alcuna indulgenza nei confronti dei cosiddetti giacobini piemontesi. La sua opera si consulta ancora oggi con profitto, soprattutto per la ricca documentazione. Si aggiunga che a Bianchi non sfuggì il problema, posto all’ordine del giorno dall’Unità, del rapporto tra Piemonte e Italia.

All’incirca dello stesso periodo esaminato da Bianchi si occupò Domenico Carutti nella Storia della corte di Savoia durante la Rivoluzione e l’Impero (2 voll., 1892). Forse stimolato dall’esempio di Bianchi, Carutti volse talvolta lo sguardo alla società. Nei confronti dei giacobini piemontesi mostrò, se non proprio approvazione, certo comprensione. L’opera del ’92 era stata preceduta dalla fondamentale, eruditissima Storia della diplomazia della corte di Savoia (3 voll., 1875-79), che si concludeva con il 1730. La Storia della diplomazia proseguiva due scrupolosi lavori su Vittorio Amedeo II (1856) e Carlo Emanuele III (1859). Molti riferimenti alla storia moderna e alla storia più recente conteneva Dei principi del governo libero (1852), improntato a un liberalismo di ampio respiro.

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